Eccomi qui. Ciao.

La settimana scorsa nel mio articolo ti ho detto che sentivo l’influenza in agguato, che non sarei riuscito ad andare al concerto dei Massive Attack e che molto probabilmente non sarei riuscito a sopravvivere fino alla settimana successiva per via della malattia.

Ci sono due notizie, una buona e una cattiva.

Quella buona è che ovviamente sono riuscito a sopravvivere fino al momento in cui sto scrivendo questo post (non so però se sarò vivo nel momento in cui lo stai leggendo).

La notizia cattiva è che la malattia che incombeva su di me era ben peggio dell’influenza. Erano infatti… LE PLACCHE.

Le placche.

Non prendo le placche da quando andavo alle superiori, almeno 15 anni fa, se non 17. Ricordo che soffrii terribilmente e lo stesso ovviamente si sta verificando oggi. Soffro terribilmente.

A ogni deglutizione mi sembra di ingoiare svariate mannaie da macellaio e almeno una lama di forbice dalla punta arrotondata. Lo sento chiaramente.

“Per quale ragione non prendi un antidolorifico quindi?!” ti domanderai tu.

Non lo so, ti rispondo io.

Uscire di casa in direzione farmacia comporta implicitamente dimostrare alla malattia che ha vinto lei sul mio morale. Che sono stato sconfitto e devo “fregare” per sopravvivere un’ora di più perché non sono capace di resistere alla sua potenza.

No, care placche. Non andrà così. Io vi affronterò e lo farò a petto nudo, come facevano i Celti di William Wallace che poi sono stati tutti massacrati dagli inglesi. Solo che io non sarò massacrato.

Ma di cosa parliamo oggi oltre alle mie placche?! (Che comunque mi pare sia un argomento valido…)

 

Di cosa parliamo oggi? Ovvio, dei Gammy Awards!

Oh, finalmente il punto saliente dell’articolo, ovvero quello di cui parliamo oggi.

Immagino tu ti aspetti che io parli di Sanremo, dato che sul palco si sono susseguiti così tanti artisti come Motta, Ghemon, Zen Circus e Calibro 35, che provengono dal mondo da cui provengo anche io, ovvero quello definito come Indie.

E invece ti voglio stupire, sì perché ti parlerò dei GRAMMY AWARDS!

Infatti, questa mattina (mattina per l’Italia, in realtà a L.A. era ieri sera) si è conclusa la cerimonia del 61esimo concorso Grammy.

La cosa che ha sconvolto e fatto felici molti dell’ambiente è che Childish Gambino abbia sbancato alla grande, portandosi a casa ben 4 Grammy di cui 2 davvero molto importanti. Record of the Year e Song of the Year. Mica bagigi.

A me fa molto piacere. Inizialmente il brano non mi aveva convinto troppissimo a livello musicale, poi però è stato inevitabile cedere alla potenza del messaggio che racchiudeva. Quello che Childish Gambino ha portato all’umanità con la canzone This is America è stata una bordata di buon senso e spero che abbia aperto gli occhi a davvero molte persone.

Con all’attivo ben 483.975.898 visualizzazioni (al momento della scrittura di questo articolo), This is America è un video che ha riscosso davvero molto successo e i premi ottenuti sono davvero più che meritati.

 

Ma i Grammy Awards sono tutti qui?

Basta, possiamo riassumere il 61 Grammy Awards concluso semplicemente parlando di Childish Gambino?!

No, ovviamente no.

Benché non sia stato ancora invitato ad assistere all’evento (prendete nota, regaz dei Grammy Awards), l’ho seguito con passione come ogni anno e come ogni anno ho controllato un altro paio di categorie a me molto, molto care.

Sto parlando delle categorie Best Dance/Electronic Album e Best Alternative Music Album.

Best Dance/Electronic Album: Questo premio è andato ai francesi Justice. I Justice sono (nella mia capoccia) inseriti in quella categoria di estrema ammirazione per la musica elettronica francese in cui ci sono anche gli Air e i Daft Punk. Quindi non posso che essere felice della vittoria di questo premio da parte del duo francese.

Però, aprendo gli occhi, l’album che ha vinto in questa categoria si chiama Woman Worldwide ed è “semplicemente” un remix di alcuni brani del loro ultimo disco (Woman, uscito nel 2016 e che in Italia è arrivato grazie al brano Safe and Sound) e della loro discografia in generale.

Bada bene, Woman Worldwide è un disco da brividi, fai conto che inizia subito con due brani (Safe and Sound e D.A.N.C.E.) che ti ribaltano dalla sedia con poco garbo assieme al drink che stai bevendo. Lo puoi serenamente mettere su a una serata e far muovere le chiappe anche a chi non sa cosa sta ascoltando, però rimane un remix.

Molto spesso infatti dopo un album riuscito particolarmente bene ci sta far uscire un lavoro di remix per continuare a pompare l’ondata di ascolti, vendite e presenze ai concerti. Però in un remix non c’è niente di nuovo. Tutti i brani sono già editi e sono “solo” rivisti dalla band stessa o da un producer famoso.

La categoria Best Dance/Electronic Album sarebbe potuta andare SERENAMENTE a Singularity di Jon Hopkins che era in gara alla grande e soprattutto che era un lavoro totalmente originale e inedito. Ci sono poi altri lavori tipo 2012-2017 di Against All Logic (alias Nicolas Jaar) o a Family Portrait di Ross From Friends che io avrei volentieri nominato, ma va beh, non sono stati considerati.

Comunque era così giusto un pensiero, in ogni caso il premio è finito a un duo davvero molto talentuoso, il che ovviamente mi rende felice (malgrado le placche, s’intende…)

 

Best Alternative Music Album: Questo premio invece secondo me è finito davvero nelle mani un po’ sbagliate. Questo perché secondo me l’hanno lanciato in modalità bouquet della sposa e il più veloce ad afferrarlo è stato Beck con il suo lavoro denominato Colors. Non ci sono alternative, dev’essere andata così.

Colors è un buon lavoro, niente da dire. È impomatato bene e ha del tiro, però insomma, era in gara con Utopia di Björk e con Masseduction di St. Vincent (album che ho ADORATO).

Quindi per me Colors di Beck stava almeno al terzo posto del podio, invece s’è portato a casa il Grammy. Daje Carlo, tu sì che ci vedi bene.

Comunque qui sotto io ti metto Utopia di Björk che secondo me meritava il Grammy, così potrai spassionatamente darmi ragione.

Adesso vado a mangiare dei cracker che poi devo prendere l’antibiotico. Ho fatto il discorso dei Celti al medico, ma me l’ha prescritto ugualmente.

Ps. In copertina a questo articolo ho messo la foto senza diritti di autore di un grammofono qualsiasi perché voglio fare l’alternativo…

Noi ci annusiamo la settimana prossima!

Cià!