Allora, oggi è uno di quei giorni in cui sono costantemente di corsa. Del tipo che esco di casa che sto ancora masticando il pranzo.

E dato che sono a dieta e a metà pomeriggio non posso mangiarmi la Fiesta come fanno nella pubblicità, devo per forza cibarmi di musica.

In giornate come questa lo faccio principalmente dall’auto. Quindi prendo il mio smartphonino, ci ficco dentro il mio cavetto AUX, apro Spotify e metto il volume a cannone.

Però per evitare di guidare ai 200 nei centri abitati galvanizzato dalla musica che ascolto, seleziono sempre artisti che mi rilassino. Questo l’ho imparato dopo che da neopatentato mi tolsero ben 10 punti (DIECI PUNTI) per il semplice motivo che stavo ascoltando i Rage Against The Machine.

Eh sì, sono stato giovane e scapestrato anche io. Ricordo che quando tornai a casa con il multone i miei genitori non sapevano se ridere o piangere. Un po’ anche per il giorno in cui presi il multone che era il 30 gennaio del 2004. (me lo ricordo ancora).

Quel multone fu una fortuna, perché intanto smisi di ascoltare i Rage in auto e poi iniziai una selezione di artisti “pollege” da ascoltare in auto per fare sì di rimanere un guidatore provetto. “Pollege” significa polleggiati, che nel gergo che avevo quando ero un diciottenne vuol dire rilassati, che non spingono troppo con l’energia, ma che hanno comunque molto stile.

 

Gli artisti pollege

Di questi artisti pollege oggi ne conosco a VAGONATE perché poi alla fine mi hanno conquistato al 100% e finisce che li ascolto anche quando lavoro fino a tardi la sera. Cosa che (mannaggia la miseria) sta capitando spesso negli ultimi mesi. Beh, chiaramente meglio così che il contrario, però insomma una vacanzina senza stress me la vorrei fare prima o poi.

 

Musica che non ti ho chiesto

ESATTO. Tutto sto pippone introduttivo te l’ho fatto proprio perché adesso ti voglio cicciare fuori l’album che è da questa mattina che ascolto seduto sul sedile della mia rilassatissima Golf nera a GPL.

Dato che Piadina Music si è evoluto in programma radiofonico e da domenica 9 dicembre anche in breve rubrica televisiva (sul canale 110 se mi leggi dall’Emilia Romagna, sul canale 19 se mi leggi dalle Marche e sulla pagina Facebook del programma “Lato A Happy Hour” se mi leggi dal resto del mondo), ho deciso di buttarti lì subito tutto l’album e non solo un pezzo, così insomma, intensifichiamo l’ascolto musicale che tanto ormai è richiesto. Quindi adesso premi PLAY prima di leggere il resto.

Ecco qua. La band di cui ti parlo oggi sono i Brasstronaut, che detta così sembra quasi una parola onomatopeica, invece in inglese è l’unione della parola Brass (ovvero gli strumenti a fiato) e Astronaut (che non sto a tradurti perché non mi sembri un totale invornito).

Comunque, i Brasstronaut quest’anno compiono ben 11 anni. Il progetto infatti è nato ormai nel lontano 2007, quando io facevo il mio primo incidente in moto mentre andavo a fotocopiare un libro di università. Tanto ormai l’abbiamo messa nei disastri automobilistici e portiamola avanti fino alla fine no?

Quindi, mentre io ero in Italia che scoprivo che le moto sono pericolose, a Vancouver in Canada, 2 elementi si incontravano e fondavano i Brasstronaut. Questi 2 elementi sono: Bryan Davies e Edo Van Breemen che rispettivamente suonano la tromba, il piano e la voce. Poi negli anni la formazione si è evoluta fino a comprendere un totale di 6 elementi. Questa formazione finale secondo me è davvero bellissima e i musicisti che si sono aggiunti successivamente sono: Sam Davidson, Tariq Hussain, Brennan Saul e John Walsh. Che rispettivamente suonano: il clarinetto e il sax elettronico, la chitarra elettrica, la batteria e il basso.

Ecco, i Brasstronaut con tutti questi strumenti riescono a creare delle atmosfere che ti sollevano un pochino da terra e poi ti spingono in avanti e tu procedi volando come se fossi un corpo nello spazio.

Tutti i brani che vengono dall’album che ti sto facendo ascoltare (Mean Sun) sono ECCEZIONALI per accompagnare tutti i viaggi in auto che devi fare proteggendoti dalla voglia di correre come un matto.

Le atmosfere che creano sono incredibilmente piene di suoni equilibrati fra di loro e sono sensazionali da ascoltare anche a tarda sera. Ho il piacere di ascoltare Mean Sun ormai da tanti anni e sono contento di averlo scoperto quasi subito in uno dei miei periodi esplorativi di musica.

Dopo Mean Sun i Brasstronaut decisero di buttare fuori un album con lo stesso nome della band, cosa che di solito succede all’inizio della carriera di una band. Va beh, ai Brasstronaut piace fare le robe un po’ come vogliono loro.

 

La fine

La fine dell’articolo di oggi è di me che dal sedile dell’auto passo alla sedia dietro alla scrivania e continuo a lavorare ascoltando sempre i Brasstronaut.

Voglio concludere tutto il pippone di oggi con un ultimo contenuto. Il videoclip che i Brasstronaut crearono per il brano “Requiem for a scene” che racconta del concerto di una band emergente. I locali in cui le band emergenti suonano sono universali. Si assomigliano tutti. Hanno tutti scritte sui muri e adesivi ovunque. Hanno tutti un sapore di ribellione, di libertà e di relax. I più li trovano inospitali, ma solo perché non sono capaci di vedere oltre quegli adesivi e oltre quelle scritte.

Io adoro frequentare questi locali perché mostrano la vera faccia delle città in cui sono posizionati, mostrano la gioventù del paese in cui viviamo, ma soprattutto sono sinceri.

I Brasstronaut sono stati bravi a raccontare uno di questi locali con un brano davvero bello e con un’atmosfera davvero adatta.

Quindi adesso ti saluto ricordandoti che fra poche ore potrai ritrovarmi su Radio Frequenza Appennino e potrai ascoltarmi con il mio appuntamento settimanale in radio. Trovi tutte le info sotto a questo bellissimo video di YouTube dei Brasstronaut. PEACE!


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