Questo è un periodo di lavoro molto peso per me. Fra il nuovo programma radiofonico su Radio Frequenza Appennino e il mio lavoro da Social Media Manager, fatico un pochetto ad avere tempo libero. In momenti come questo per rilassarmi ricorro alla musica di un paio di amici Matteo Pozzi e Diego Pasini, che insieme hanno fondato un duo chiamato Cacao.

Il loro album si chiama Astral e ascoltarlo non può che portare benefici alla propria sanità psicofisica.

Ho conosciuto i Cacao al lavoro, quando assieme a Diego sedevo dietro una delle scrivanie dell’ufficio del Jazz Network, associazione culturale che fra le altre cose organizza due festival jazz da paura, Crossroads e Ravenna Jazz.

Conoscendo Diego non ho potuto non appassionarmi alla musica dei Cacao che è davvero intensa. Così, dato che da quando sono freelance i Cacao non li vedo più troppo spesso, ho deciso di intervistarli e presentarteli un po’. Quindi adesso basta ciance. Mettiamo su della bella musica, versiamoci un bicchierino di Vermut (mi è venuta così) e godiamoci le loro risposte…

L’intervista

Parto subito con una domanda forte. L’immagine che avete costruito attorno ai Cacao è una sorta di trash demenziale circondata da ananas, magliette attillate anni 70 ed espressioni facciali ambigue o impassibili. Credo però che questa immagine strida fortemente con quello che sono Diego e Matteo, ovvero persone molto sensibili e profonde. Perché avete voluto creare questo tipo di immaginario attorno al nome dei Cacao?

Molto della nostra musica passa dal nostro vivere e aver vissuto l’estate in riviera. Pensa solo alle feste a Marina di Ravenna dove passavi da un bagno all’altro, dalla festa afro all’after del Coccoricò al Bagno Zanzibar, passando per delle raffiche dei più grandi successi dance anni ‘90. L’ispirazione per le foto ha un punto di partenza proprio da quei posti e dalla loro aurea psichedelica e festaiola. Si potrebbe dire che nelle foto è presentata una nostra visione e una nostra sintesi, diciamo che le espressioni che tu trovi ambigue e impassibili sono quelle da ‘’fine serata”. Una tropicalità romagnola, se ce la concedi, dalla quale può anche passare del nonsense che però è molto lontano dal concetto di  ‘’trash demenziale”.

Se avessimo voluto mostrare il nostro lato sensibile e profondo avremmo presentato una foto in cui puliamo la spiaggia dai rifiuti, oppure con un libro di Lucrezio aperto tra le dita, oppure mentre ti aiutiamo ad attraversare la strada.

 

Io vi ho visti live più volte. Ascoltandovi sviluppo inevitabilmente una sorta di solitudine. Mi sembra di essere da solo ad ascoltarvi mentre sono circondato da un sacco di persone. È una sensazione solo mia oppure i vostri brani vogliono trasmettere questo tipo di emozioni?

Pensiamo che le reazioni alla nostra musica, come alla musica di chiunque siano soggettive.

Facendo musica strumentale e spesso con una ritmica ossessiva e ripetitiva possa portare qualcuno ad entrare nel loop e magari estraniarsi. Capita che qualche spettatore ci dica che si è fatto un bel viaggione ad ascoltarci. Una volta un nostro caro amico, che è sommelier e cameriere in ristoranti di alto livello, ci ha raccontato che ascoltando un nostro brano (Anno 1000) lo ha vissuto come se descrivesse, nelle sue varie parti, l’esplorazione del menù. Dalla la scelta del piatto alla sua preparazione e alla complessità del suo sapore.

Noi non ci avevamo mai pensato, ma dopo il suo racconto, il suo ‘’viaggio” avevo senso anche per noi. Siamo molto contenti quando i nostri brani evocano qualcosa a chi li ascolta o lo portino da qualche parte, non importa troppo dove. Qualcuno balla anche.

Per cui non sappiamo dirti se è una sensazione solo tua, noi mentre suoniamo ci sentiamo tutto tranne che soli, sicuramente ci estraniamo per essere paradossalmente vicinissimi.

Che cosa provate mentre suonate la vostra musica? Quali sensazioni fa crescere in voi?

Mentre suoniamo siamo prima di tutto contenti di stare suonando. Poi l’esecuzione in sé richiede concentrazione e connessione con l’altro. Non tutti i brani hanno delle strutture rigide, per cui in alcuni momenti del concerto c’è anche un po’ di brivido dell’improvvisazione e dell’interplay legato allo sviluppo dei brani mentre li stai suonando. La sensazione più forte è sicuramente il divertimento.

 

C’è un rapporto di amicizia che vi lega ad un altro duo molto famoso, i Mood. Spesso si è fantasticato su un possibile album fatto assieme seguito anche da un tour perché effettivamente come formazioni vi completate. Riusciremo mai a vedere questa utopia sui palchi di tutti i locali indie del mondo?

Con i Mood abbiamo condiviso il palco varie volte (si fa per dire, visto che suonano per terra circondati dal pubblico). Diciamo che ci abbiamo messo davvero poco a fare amicizia. Una delle cose che ci ha colpito è che nonostante la giovane età possiedano una grande maturità che li porta ad essere cazzuti. Questo perché suonano davvero bene, ma senza prendersi troppo sul serio e quindi viversi le cose nel miglior modo possibile (secondo noi) e farle vivere così anche a chi gli sta vicino.

Si è parlato di fare qualcosa assieme, e sarebbe una bomba. L’unico ostacolo sono i vari impegni che rendono molto complicato esserci tutti e quattro contemporaneamente per poter avere il tempo di incontrarci, comporre e poi registrare. Io e Matteo lavoriamo oltre a suonare in due gruppi, anche loro si dedicano ad altri progetti musicali e come Mood sono sempre in giro a suonare. Ci auguriamo che succeda presto, sarebbe davvero divertente suonare in quattro e siamo davvero curiosi di cosa potrebbe saltare fuori!

 

Allacciandoci alla domanda precedente. Vi sentite completi come formazione?

Assolutamente sì!

 

Voglio farvi una domanda particolare. Ormai voi siete veterani della musica indie italiana. Gli Actionmen nacquero più di 10 anni fa e i Cacao nel 2013. Ascoltate mai la musica delle “nuove generazioni”? C’è una qualche band nuova che vi intriga? (italiana o internazionale)

Gli Actionmen nacquero quasi vent’anni fa e i Cacao anche prima del 2013 e da sempre cerchiamo di ascoltare più musica possibile e di scoprire nuovi suoni, nuovi punti di vista e nuovi approcci. A dire la verità ci importa poco l’età di chi fa la musica, è forse più interessante quando, dove e come esce un determinato disco. Parlando di nuove generazioni, se così possiamo chiamarle, ultimamente quando siamo in giro per concerti stiamo ascoltando in loop il nuovo disco di Setti, il nuovo disco dei Riviera, ma anche Achille Lauro, come l’ultimo ep dei Such Gold.  Anche gli Any Other hanno appena fatto un disco davvero incredibile. I Mood stessi sono un esempio di nuove generazioni che spaccano. Di recente abbiamo suonato coi Sex Pizzul e ci sono stati davvero un’ottima sorpresa!

 

Come vedete svilupparsi il progetto dei Cacao? Fino a dove lo porterete nei prossimi anni?

Da quando è uscito Astral, il nostro disco d’esordio, abbiamo girato l’Italia per 200 concerti in quasi due anni. Il nostro obiettivo è di riuscire a portare i Cacao anche all’estero, sia cercando etichette che nell’organizzare dei tour. Ci stiamo lavorando, è molto complesso ma al tempo stesso super stimolante. Di pari passo stiamo lavorando al disco nuovo.

 

La fine

Io continuerò a sognare i Cacao assieme ai Mood, ma nel mentre inizio a lambiccarmi il cervello con domande del tipo: “ma come sarà il nuovo disco dei Cacao?” e mi verso un altro bicchierino di Vermut.

Mi piace che i Cacao abbiano un occhio attento sulla scena musicale italiana e che sappiano apprezzare progetti molto vari. Questa è una gran bella qualità secondo me.

Bene, anche per questa settimana chiudiamo le trasmissioni. Ti ricordo l’appuntamento con la nuova puntata di Piadina Music su Radio Frequenza Appennino lunedì alle 21. Potrai ascoltarmi direttamente dal sito della radio se sei da pc (basta schiacciare il tasto play sulla home), mentre se sei da cellulare dovrai scaricare la app che si chiama esattamente come la radio.

Quindi ora torno a prendere la bottiglia di Vermut… CIAO!


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