Il mio canto di Natale – Una breve storia euforica.

Va beh, sarai sicuramente in vacanza oppure all’ospedale per una lavanda gastrica post natalizia. Vorrà dire che stresserò l’infinità dell’etere con il mio ultimo articolo del 2017.

Ebbene sì, questo è l’ultimo articolo del 2017. Tanto poi fra 5 giorni tornerò a scrivere, non credere di sfangartela per molto tempo.

Insomma, è già passato più di un mese dal bellissimo live dei Metronomy che ho visto a New York e due settimane dagli ultimi concerti a cui ho partecipato e io inizio a sentirmi un po’ in astinenza. Cioè, non che manchino le occasioni, è che mi manca il tempo sfortunatamente. Infatti, sono tipo tre settimane che lavoro tutte le sere fino dopo mezzanotte. Sono talmente gobbo sul pc che sembro quasi una scultura di arte contemporanea. Se mi esponessero al Tate Modern di Londra sono sicuro che i botteghini impazzirebbero e verrebbe anche la regina a vedermi.

Ecco, pensa che questo tendenzialmente era il mood con cui la settimana scorsa mi approcciavo al periodo dell’anno più magico di tutti e l’unica cosa che mi teneva in piedi era la lettura del Canto di Natale di Dickens.

La storia

Il 24 dicembre mi sveglio con delle occhiaie degne di uno zombie e gli acciacchi degni di mio nonno quasi novantenne. Bevo un fighissimo succo di arancia, mela, kiwi e zenzero e preparo lo zaino. Sono in partenza alla volta di Monza assieme a Claudia. Andiamo a passare le feste dai suoi genitori.

Io ero letteralmente in modalità automatica. Salgo in macchina, l’accendo e guido e nemmeno i 16gb di musica che ho sulla schedina SD dell’auto riescono a cambiarmi l’umore. Salto da un album all’altro come quando non sai cosa guardare in tv perché a pranzo non trasmettono più la Signora in Giallo.

È un disastro, sono preoccupatissimo. Non sento le campanelle della slitta di Babbo Natale, non sento lo spirito di questa festa che per 31 anni mi ha accompagnato e cullato. Inizio addirittura a pensare di essere cresciuto, però questo pensiero assurdo svanisce subito. Mi convinco che tutto ciò succede solo perché sono stressato dal tanto lavoro.

L’arrivo

Arriviamo a Monza e fortunatamente non fa troppo freddo. C’è anche il sole. Scarico le cose dall’auto e nel farlo pesto una merda di cane. Era enorme, della dimensione del Lago di Garda. Ci si sarebbe potuto fare gli angeli della merda dentro dal gran che era grande. Ma non proseguo.

Per entrare in casa dei genitori di Claudia mi tolgo le scarpe, le lascio nell’atrio e mi prefisso di pulirle prima di sera. Mi presento ai “suoceri” con i calzini che fortunatamente non sono bucati e non sono di colori diversi. In ogni caso attiro comunque qualche sguardo dubbioso. Loro non sono abituati alle mie stramberie.

Crollo sul divano esausto in cerca di energie dall’ambiente che mi circonda. Il pomeriggio viene risucchiato dentro un vortice spazio-tempo e mi trovo immediatamente seduto a tavola per il cenone della vigilia. Mangio come un suino disprezzato dai suoi compagni maiali perché mangia troppo.

Poi, improvvisamente mi si accende una lampadina. La mezzanotte arriverà a breve e potrò finalmente aprire il mio regalo. Rinasco come il mio basilico che ho annaffiato ieri per la prima volta dopo settimane. I miei occhi guardano talmente tanto i regali che sembrano consumarsi. Fino al punto in cui Giada, una delle sorelle di Claudia, domanda: “Apriamoli domattina i regali, che ne dite?”

Io mi frantumo come gli Sbullonati. Non te li ricordi? Sono questi qui.

La notte e il trip assurdo

Mi lavo, metto il pigiama e mi butto a letto. Mi assale un sonno irrequieto, un po’ per via del tanto vino, un po’ per via del tanto mangiare.

A una certa ora della notte mi bussa sulla spalla un tizio. Sostiene di essere lo Spirito del Natale presente e vuole che lo segua. Io, che mi butto sempre a capofitto in tutte le situazioni, lo seguo senza preoccupazioni. Tanto non riuscivo a dormire.

Mi teletrasporta fuori dall’abitazione di una famiglia brianzola. Fa un freddo cane. Io sono in ciabatte e pigiama, invece lo spirito, meno scemo di me, si è messo montgomery e Ugg nei piedi. Lo sfotto per le calzature brutte e lui mi insulta di rimando.

Passato questo momento guardiamo dentro alla finestra illuminata di questa casa. C’è una famiglia di ciccioni. Lui è obeso, la moglie è obesa e il figlio è obesissimo. Sono molto felici e giocano con un cane che è obeso come loro e ha il pelo cortissimo. A un certo punto mi volto verso lo spirito e gli dico: “Beh?”. Lui mi zittisce col dito e mi fa cenno di continuare a guardare dentro alla finestra.

L’euforia

Il padre ciccione del bambino ciccione preso dall’euforia del gioco con il cane si piega sulle ginocchia e gli esplodono i pantaloni sul di dietro. I miei bulbi oculari soffrono moltissimo perché lui è girato proprio con il sedere verso la finestra e io posso vedere i suoi mutandoni con tanti piccoli Calimero. Ricordo di aver avuto dei boxer simili quando avevo 6 anni.

La moglie, il figlio e mi pare anche il cane, lo deridono senza nessuna pietà. Lui tutto agitato porta le mani dietro per nascondere la biancheria e afferma: “Per fortuna che non mi sono piegato a raccogliere la merda di Puppino oggi per strada. Pensa che brutta figura avrei fatto!”

Io sgrano gli occhi, tutto ora mi è chiaro. Mi volto di scatto verso lo Spirito del Natale presente e lui fa cenno di sì con la testa. Questo è il vigliacco che ha lasciato due chili di feci canine proprio dove ho deciso di appoggiare io il piede.

Mentre lo Spirito del Natale presente mi trascina nel vortice del suo teletrasporto io lancio con tutte le mie energie una grossissima caccola di naso verso la finestra della famiglia brianzola. È un gesto di vendetta. Una vendetta inerme, ma che mi permette di esternare tutto il mio disprezzo.

La mattina di Natale

Claudia mi sveglia. Mi perdo un attimo a pensare al trip assurdo che mi sono fatto in questo sogno. Inoltre sono tutto sudato, ma è mattina. La mattina di Natale.

Faccio una colazione sobria, tanto a pranzo sarà di nuovo una sfida titanica. Poi viene il grande momento. Ci fiondiamo tutti sui regali. Il mio è un piccolo involucro ovaleggiante di cartoncino rosso. Lo agito un attimo e sento qualche rumore all’interno. È troppo leggero per essere un cd e troppo piccolo per essere un 33 giri. Mi assalgono immediatamente mille idee. Chissà cos’è. Un assegno, un’agenda del 2018… Improvvisamente Claudia mi chiede: “Beh, non lo apri?”

Lo faccio.

Prendo tutte le mie energie e apro la confezione. Dentro c’è il regalo più figo del mondo.

Due biglietti per il concerto del 20 marzo dei Phoenix al Fabrique di Milano. Prima di entrare nel pieno delirio musicale riesco a leggere le parole scritte sul biglietto del regalo:

“NATALE 2017

Sperando possa ispirarti per scrivere un altro bell’articolo per il tuo blog.

BUON NATALE!”

Io svengo felice. Tutto lo stress del lavoro si è sciolto come neve al sole. Così come tutti gli altri, anche il Natale 2017 è stata una figata totale.

Sai come si fa a fare felice un bambino a Natale? Basta osservarlo tutto l’anno e poi regalargli un’emozione.

Grazie Claudia.

Il Post Scriptum

Dato che Claudia è calabrese, ho deciso che oggi vi farò ascoltare un pezzone di un artista calabrese consigliatomi dal suocero. Probabilmente mi ha preso un po’ per il culo, però io ve lo posto lo stesso.

L’artistone si chiama Micu u Pulici e la canzone è tutta in calabrese.

Buone feste, regaz! DAJE!