Ciao Dolores O’Riordan

Mi ero seduto tranquillamente al pc. Era un lunedì di lavoro tranquillo e assaporavo il gusto di scrivere un po’, raccontando quello che mi andava di raccontare.

A un certo punto prima di rileggermi decido di fare un giro in internet per avere un giudizio più oggettivo sul mio articolo.

Minimizzo Word e apro Chrome e in quel momento non potevo immaginare che quello sarebbe stato l’ultimo momento di serenità che avrei avuto lunedì 15 gennaio 2018. Sì perché una delle prime notizie che mi appaiono nel feed di Facebook è il post ufficiale dei Cranberries, uscito 15 minuti prima della mia connessione al social network, che annuncia la morte di Dolores O’Riordan.

Irish and international singer Dolores O’Riordan has died suddenly in London today. She was 46 years old. The lead…

Pubblicato da The Cranberries su Lunedì 15 gennaio 2018

Lo shock

Io sono rimasto attonito. Ho smesso di pensare e mi si sono appannati tutti i sensi. Un enorme flash di ricordi mi ha attraversato la testa. Non ho nemmeno avuto bisogno di cercare in internet ulteriori informazioni. Sapevo che era così. Sapevo che quella era la verità e che non c’erano alternative.

Dolores O’Riordan, cantante eccellente che ho amato con tutto me stesso già da infante, era morta per davvero.

Sono stato catapultato nel 2000. Nella camera di mio cugino, su nella malga di suo padre (mio zio). La Malga Misurina. Ho nuovamente annusato tutti gli odori della stalla e di formaggio e mi sono ritrovato in una scena.

Mio cugino (12 anni più di me) sdraiato sul letto che schiacciava un pisolino dopo il turno del pranzo. Io seduto alla scrivania con la sua radio e due music cassette. La mia, vuota e la sua, con dentro Bury The Hatchet.

“Mi raccomando, mantieni bassa la velocità altrimenti mi distruggi la cassetta copiandola”, mi aveva detto mio cugino prima di addormentarsi. Io adoravo quell’album e quindi sono rimasto lì, ascoltando i versi della radio mentre copiava da nastro a nastro e mi guardavo attorno. Quella camera da letto mi è sempre piaciuta. All’ultimo piano della malga, con le travi in legno. Mio cugino l’aveva arredata bene e l’arredo più buffo era una scarpa sinistra delle etnies. La destra è tutt’ora nel Lago di Misurina, ci è finita mentre giocavamo a calcio.

Una volta finita la copia di quell’album, sono corso nella mia camera, ho preso il mio Walkman della Sony, ho inserito la cassetta, messo le cuffie e ho ascoltato la voce di Dolores O’Riordan fino a che non mi sono assopito anche io.

L’estate 2000

Quell’estate lì Bury the Hatchet è stata la mia colonna sonora.

Ce l’avevo in testa pulendo serenamente i tavoli all’aperto alla fine del turno da cameriere e quando mio cugino Enrico (cuoco) mi faceva gli scherzi mettendomi le salsicce e la polenta sul rovescio del piatto. Consegnandomelo con la speranza che non me ne accorgessi e uscissi in sala in questo modo buffo.

Ce l’avevo in testa quando andavo a cavallo e quando portavo le mucche al pascolo e quando andavo a recuperarle assieme ai mandriani.

Dolores O’Riordan mi ha accompagnato già dal 1994, dove a 8 anni ho ascoltato per la prima volta Zombie nell’album No Need To Argue.

I miei Cranberries

Io non ho mai visto i Cranberries dal vivo. Me li sono sempre ascoltati nella tranquillità della mia stanza o comunque sempre in solitudine. Non ho mai sentito l’impulso di andare a saltare con la loro musica. I Cranberries erano miei ed erano dentro di me, con la bellissima voce di Dolores. Esattamente come con David Bowie, il semplice sapere che erano al mondo ed erano attivi mi faceva stare bene.

Per questo io oggi ho un buco gigante nel cuore. Un buco che passa da parte a parte. Oggi a distanza di due anni e 5 giorni, ho pianto di nuovo per la morte di un artista che mi ha fatto provare puro amore.

Quello che mi hai fatto provare tu per la musica, Dolores, era puro amore.

Grazie.

Ciao.