Niente… sono già passati un paio di giorni dal mio ultimo articolo sull’Home Festival, ma è ancora agosto.

Quindi ho deciso di presentarti una nuova figura e una nuova playlist. L’ha fatta Claudio Cavallaro, noto dj romagnolo specializzato nella Black Music.

Ho conosciuto Claudio Cavallaro più di un anno fa grazie al Rockin’1000 (ai tempi facevo parte dello staff dei Social Media), ma qui in zona Claudio è riconoscibile in svariate occasioni.

  1. Organizza il Soul Fingers, fighissima serata con dj set anni ’70 e Black Music che fa sudare;
  2. Dipinge quadri molto particolari;
  3. Porta i sandali di plastica.

L’altro giorno, preso totalmente dal caldo e dal sudore ho deciso di proporgli un’intervista per Piadina Music. Lui, nemmeno troppo riluttante, ha accettato e ci ha regalato anche una fighissima Playlist, la numero 6. Te la metto qui sotto perché mi aspetto che tu l’ascolti mentre leggi l’intervista di Claudio.

 

L’intervista

Dj, pittore, Guitar Guru, essere umano, romagnolo… Sei un sacco di robe, ma come ti reputi tu?

Mi sento come una persona che non si sente mai davvero al sicuro nella sua stessa casa. Per questo devo muovermi, perché la cosa più pericolosa da fare sarebbe rimanere immobili. Sono una persona in perenne ricerca, consapevole di molte cose, e sicura di niente.

Cosa vuol dire fare il dj per te?

Vuole dire emozionare le persone, fare da colonna sonora ai loro corteggiamenti o alle loro risse, fargli muovere il culo, farli ballare sopra i loro problemi, fargli conoscere musica nuova e tirarli fuori dalla loro zona di comfort. Mi fa sentire, in qualche modo, socialmente utile.

Come hai partorito l’idea di Soul Fingers, ma soprattutto, cosa provi quando vedi una serata bella e piena di energia positiva?

Ho sempre ascoltato soul music fin da ragazzino: era una musica che trovavo incredibilmente sincera, primordiale e sacra. Ma non c’erano serate dove poterla celebrare e ballare appieno, a parte i miei dj set, e le poche serate soul funk che trovavo in giro erano stantie, organizzate da persone molto approssimative dal punto di vista dell’immaginario sia grafico che musicale. Così ho pensato di organizzare una serata tutta black music con l’aiuto di un paio di miei amici (Veronica Daltri e Andrea Cola, che saluto) e fin dalla data zero, solo con il passaparola, accorsero tipo 300 persone. A quel punto era doveroso portare avanti questa idea e organizzare altre serate. Soul Fingers ormai è una missione per me, mi sento un evangelista del soul, devo convertire le persone al vangelo della black music. Ora accorrono persone da ogni parte d’Italia solo per ballare a Soul Fingers. Le vibrazioni sono grandiose, le persone si aggregano e amoreggiano: pensa che una volta mi hanno pure invitato al battesimo di un bambino che era stato concepito dopo una nostra serata!

Come si unisce la tua passione per la musica alla tua passione per la pittura? Sono unite o sono due Claudio Cavallaro separati?

Dipinto-Tabula-Rasa-Claudio-Cavallaro

Claudio Cavallaro – “Tabula Rasa” – acrilici/olio su legno – 80×78 cm

Sono autodidatta in tutto nella mia vita. Sia la musica che la pittura nascono da un’esigenza quasi primordiale che avverto dentro di me. Tutto quello che faccio, sul manico di una chitarra o su una tela, è sbagliato: però è mio.

Per un sacco di anni ho puntato tutto sulla musica, ed era una passione talmente totalizzante che mi faceva sentire piuttosto limitato. Per quanto l’amassi visceralmente, sapevo che dovevano esserci altre chiavi per interpretare il mio mondo e quello che mi circondava.

Qualche anno fa, abbiamo dovuto interrompere il tour del mio gruppo, perché il nostro batterista aveva dei problemi e questo in qualche modo spense la mia fiamma, o almeno cosi pensavo.

Dopo un periodo di vuoto totale, in qualche modo mi ritrovai sulla strada della pittura e scoprii che stavo continuando a fare la stessa cosa che facevo quando scrivevo le mie canzoni e la mia musica: avevo solo cambiato mezzo per farlo. Quello che mi attira della pittura ora è che finalmente posso toccare, annusare e vedere immediatamente quello che creo, in totale libertà e incoscienza: tutte cose che con la musica non riuscivo più a fare.

Le emozioni che provi mentre dipingi sono simili alle emozioni che provi mentre fai il dj?

In qualche modo sì. Si tratta di mettere insieme tra loro elementi diversi e vedere come reagiscono uno dietro l’altro, che siano colori o canzoni o persone o elementi chimici. Non so, ultimamente mi sembra che tutte le cose nel mondo siano collegate tra loro da una trama invisibile. Vedo connessioni ovunque, è come leggere dovunque lo stesso messaggio ma scritto con calligrafie diverse.

Io ti ho conosciuto grazie a Rockin’1000 2017. Ci siamo sparati una bella avventura assieme. Ti ricordi del momento in cui il progettone è nato? Cosa hai provato la prima volta che hai sentito il nome Rockin’1000?

Sì, ero presente nel momento in cui Rockin’1000 è nato, l’idea originaria è partita da Fabio Zaffagnini, all’epoca lavoravamo entrambi nello stesso club, lui come barista e io come dj. A fine serata parlavamo spesso delle nostre mitologie rock preferite, e l’idea di fare suonare 1000 musicisti venne fuori in una di quelle occasioni. All’inizio la presi come una delle tante idee iperboliche che si dicono tra amici a notte fonda, ma quando ho visto Fabio intestardirsi per realizzare sul serio l’idea reagii in modo piuttosto diffidente. perché la nascita di Rockin’1000 coincise proprio con la fine del mio gruppo di cui parlavo sopra, e non volevo più avere niente a che fare con la musica. Ricordo che Fabio dovette insistere molto con me per tirarmi fuori dalla mia delusione e riattivarmi per Rockin’1000: all’inizio ha avuto molta pazienza con me, benedetto ragazzo. Per fortuna ho capito presto la portata enorme che aveva questa idea folle – l’inedito valore sociale, ancor prima che musicale, che ci stavamo trovando tra le mani quasi inavvertitamente – e da quel momento ho messo tutto il mio impegno e la mia professionalità nello sviluppo di Rockin’1000.

Cosa vuol dire per te fare il Guitar Guru, ma soprattutto, cosa si prova a suonare assieme ad altri 1000 musicisti?

Mah. ti dirò che a volte mi chiedo persino se sono la persona giusta per farlo. Sai, ne conto molti tra i chitarristi migliori di me! E poi, visto che non sono un musicista propriamente accademico, ho paura di traviare i ragazzi, ahah!

Di sicuro essere Guitar Guru è una passeggiata in confronto alla tensione e alla responsabilità che mi sento addosso quando lavoro a Rockin’1000 come Consulente Musicale e arrangiatore delle canzoni che suoniamo durante l’evento, perché in quel caso sono responsabile di tutta quanta l’orchestra, non solo delle chitarre! Quindi quando passo al ruolo di Guitar Guru per me è quasi come andare in vacanza.

Suonare con mille musicisti è una esperienza devastante, quasi zen. Ogni volta che sento la furia celestiale che sviluppano 400 chitarre o 400 batterie che suonano all’unisono scoppio a piangere, non riesco ad abituarmi e non lo voglio nemmeno.

Anche dal punto di vista concettuale, Rockin’1000 è potentissimo. Ti fa pensare che se tutte le pozzanghere del mondo si unissero potrebbero sfidare il mare.

Che consigli daresti a chi vuole iniziare a fare il dj?

Se non tocchi fisicamente quello che suoni, non farlo.

E a chi vuole iniziare a fare il pittore?

Se non riesci a trovare il senso nel mondo che ti circonda, perché preoccuparti di trovarne uno anche nei tuoi quadri? Fallo e basta.

Ultima importantissima domanda. Perché metti sempre i sandali di plastica?

Perché li portò con impeccabile stile. Di sicuro sono un milione di volte meglio delle vostre infradito da sottomessi.

Comunque, ultimamente non indosso niente e giro sempre scalzo, credo che mi aiuti a pensare e a stare coi piedi per terra.

La fine

Claudio Cavallaro è una di quelle persone che definisco artisti. Non fa qualcosa perché ha voglia di diventare famoso o perché ha voglia di diventare ricco. A differenza di molti Claudio fa queste cose per vocazione. Sente dentro di sé il bisogno di esprimersi e lo fa attraverso i suoi pennelli e le sue chitarre. Per questo è una persona che stimo, perché il bisogno di esprimersi è sacrosanto e riuscire a trovare la strada per soddisfarlo spesso non è così facile.

Claudio Cavallaro ha delle vocazioni talmente forti che se mai dovesse essere folgorato dal cattolicesimo rischierebbe sicuramente di diventare Papa.

E con questa frase ironica ad effetto ti saluto. Domenica mi sciropperò 12 ore di auto per andare in Calabria in vacanza, spero di sopravvivere per poter scrivere lunedì.

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DAJE!

Claudio-Cavallaro-Versione-Agnello

Claudio Cavallaro in versione agnello.