Eccoci di nuovo qua in una nuova intervista!

Questa settimana non ti parlerò di musica o meglio non lo farò direttamente. Questa settimana ho voglia di parlarti di un personaggio che con i suoi lavori bazzica parecchio la musica indie. Sto parlando di Davide Bart Salvemini, in arte Davide Bart Salvemini.

Bart (adoro chiamarlo Bart) è un illustratore che ha uno stile davvero incredibile. Noi l’abbiamo già incontrato qui su Piadina Music nell’intervista ai Cacao Mental della settimana scorsa, Bart ha infatti disegnato l’artwork del loro ultimo album!

artwork dell'album para extranas criaturas dei cacao mental

Io l’ho conosciuto con le locandine del Bronson, locale indie molto famoso qui nella zona di Ravenna. Ogni flyer del Bronson era un capolavoro. Questi flyer oltre a passarti le informazioni sulla programmazione dei mesi successivi, ti facevano anche venire voglia di incorniciarli e appenderli in casa. Ovviamente molta parte del merito va a Bart e al suo stile di disegno.

Negli anni poi il buon Davide Salvemini (così non lo chiamo sempre Bart dai…) si è espanso piano, piano, zitto, zitto in molte altre situazioni indie. Recentemente ha poi deciso di pubblicare la sua nuova graphic novel intitolata Kaleido e questo mi ha spinto a fargli una delle mie mega intervistone. Questo è quello che mi ha raccontanto!

L’intervista

Cover di album, locandine di festival, flyer di locali indie, videoclip musicali, chi più ne ha più ne metta. Da osservatore esterno sembra che molti dei tuoi lavori gravitino attorno al mondo musicale (soprattutto quello indie). Hai deciso tu di legarti alla musica oppure è stata un’evoluzione casuale?

Il rapporto con la musica è sempre stato travagliato e inaspettato. La musica non è mai stato un punto forte della mia vita, ho sempre preferito il medium del cinema (ancora adesso, mentre lavoro, guardo serie tv o film di poco conto più che ascoltare canzoni). Questo perché, quando ho l’occasione di mettermi li e ascoltare un buon cd, (amo il progressive-rock, elettronica, rock psichedelico e ambient techno) divento parte di esso lasciandomi trasportare da ogni nota e chiudendo ogni porta verso l’esterno e questo è un problema, visto che sono stacanovista e non riesco a fare una sola cosa alla volta!

È proprio questo strano rapporto simbiotico a rendere il mio lavoro così legato ad essa. Quando faccio play sul lettore musicale, si rompe il vaso di Pandora e le immagini, ferme o in movimento, appaiono da sole come un sogno ad occhi aperti.

Recentemente è uscito Kaleido per Eris Edizioni, la tua prima graphic novel. Hai trovato complicato il passaggio da storie brevi a lunghe?

Direi di sicuro curioso e formativo. Ho trovato affascinante espandere le scene, gestire i tempi tra una vignetta e l’altra, pensare alla storia (anzi alle storie) come un insieme di regoli con cui creare strane composizioni. Aiutato dai fantastici ragazzi di Eris, siamo riusciti (almeno spero) a rendere semplice e fluido qualcosa di complicato. I temi affrontati sono tanti e per tutto l’anno in cui ho lavorato al libro, ho sempre avuto la paura che il vero significato della storia non fosse del tutto leggibile e chiaro. È stato difficile sì, e sono contentissimo di avere imparato alcuni “trucchi del mestiere”.

Qui a Ravenna ovunque ci si volti si vedono lavori tuoi. Bronson e Hana-bi in particolare hanno usato (o stanno usando?) tanti tuoi lavori. Poi c’è il Circolo Abajur e anche i Burgher Bros. Lavorando nella comunicazione questa domanda devo assolutamente fartela. Come hai fatto ad ottenere questi lavori? Come ti promuovi?

Da quando ho iniziato a credere un po’ di più in quello che facevo (veramente in ritardo visto che si parla del 4° anno d’Università all’ISIA di Urbino), ho sempre cercato attraverso tutti i canali a disposizione di mostrare quello che facevo, dalle collaborazioni con piccole realtà al lavorare con grosse magazine. I veri trampolini di lancio sono stati il Bronson e l’Hanabi, una collaborazione che mi ha insegnato molto, sia per quanto riguarda la velocità del creare e pensare all’immagine sia nel rapportarmi con diverse realtà. Da li non ho mai smesso di produrre (per fortuna) ed ogni piccolo lavoro ne portava sempre un altro, il buon vecchio “passa-parola” non muore mai.

Una volta trovato, in minima parte, quello che poteva essere il mio stile, sono partito per i primi festival di autoproduzione e li ho avuto la fortuna di incontrare gente fantastica che credeva nel mio lavoro e che mi ha dato la possibilità di esprimere liberamente su progetti sempre più concreti. L’illustrazione è poi diventata fumetto, animazione, visual e design.

Nasce tutto dai contatti umani, da una birra o forse più di una, dai social, dalle piccole interviste nei giornali o per un adesivo attaccato nei bagni di qualche locale.

Tu non ti occupi solo di illustrazioni. Ti occupi anche di animazioni. Hai infatti realizzato un po’ di videoclip musicali per band emergenti tra cui i Golfers, Tommaso di Giulio, Giacomo Scudellari ecc. Preferisci l’animazione o l’illustrazione? Oppure vai d’accordo con entrambe?

Ho scoperto le basi dell’animazione con il maestro Gianluigi Toccafondo. Con lui ho visto le prime mie creature muoversi, prendere vita attraverso la tecnica della rotoscopia.

Era bellissimo ma non riuscivo mai a tirare fuori il mio stile, veniva sempre fuori qualcos’altro… forse troppo fine a se stesso.

Arrivano Giacomo Scudellari e Tommaso di Giulio che, come mecenati, mi danno la possibilità di esprimere in tutti i modi le mie emozioni scaturite dai loro cd. È così che studio una nuova tecnica d’animazione riuscendo a tagliare le mie illustrazioni in moduli e muoverli con non poche difficoltà. Più andavo avanti con i frame e più scoprivo e sperimentavo nuove soluzioni visive, aggiungendo esperimenti fatti con la videocamera, strani montaggi e composizioni sempre più vicine al mondo dell’advertising.

A novembre uscirà il mio settimo videoclip realizzato per SEME… Sarà completamente fuori di testa è con uno sfondo glith che vi farà esplodere gli occhi.

Può essere che sia solo una mia impressione, ma a me i tuoi occhi sembrano spesso delle bocche disegnate in verticale. So che è un dettaglio strambo di cui parlare, però vorrei sapere una cosa: come hai sviluppato il tuo modo di disegnare gli occhi in verticale e “a forma di labbra”?

Da più di 10 anni convivo con un problema all’occhio sinistro, che mi rende difficoltosa la vista da quest’ultimo. Ultimamente il problema si è aggravato e si è trasformato quasi in uno strano ed inutile potere. Mentre il destro è del tutto normale e in forma, il sinistro mi fa vedere la realtà deformata ed ondulata come quando si vede la stanza e le persone attraverso l’acqua in un bicchiere. Ancora adesso non so quale sia la vera realtà tra le due. Da questo fatto, gli occhi che prima erano completamente geometrici, si sono “sciolti” e sono diventati liquidi.

Spesso gli altri ci vedono vagine… io ci vedo un altro modo di vedere il mondo.

illustrazione di Davide Bart Salvemini sull'immigrazione

Il tuo stile è davvero molto psichedelico. Un illustratore sviluppa il proprio stile come vuole oppure lo stile di disegno è una cosa che non si può influenzare e che arriva direttamente da dentro?

Credo che lo stile sia una ricetta particolare in cui si dosano insieme le mille fonti d’ispirazione a cui noi possiamo arrivare, l’improvvisazione e la sperimentazione, con un soffritto di fantasia e bravura nel disegno.

Ultima domanda. Quali obiettivi artistici e lavorativi vuoi raggiungere nel medio-lungo periodo? Su cosa vuoi perfezionarti e fino dove vuoi arrivare?

Nella mia testa ci sono mille cose che vorrei fare e cerco ogni giorno di arrivarci. Alcune volte è un fallimento altre una vittoria. Ora sto lavorando ad altri 3 videoclip musicali che saranno molto complessi ed uniti fra di loro. Oltre a questo c’è una sceneggiatura di un fumetto che spero prenda vita presto.

Cerco sempre di non porre limiti, se no sarebbe impossibile fare questo lavoro. Ogni volta c’è sempre qualcosa da imparare, quindi vediamo cosa succede.

 

La fine

La cosa che mi piace di Bart è che non si pone limiti e che continua a sperimentare. Saprai che stimo moltissimo chi non si sente mai arrivato, chi tenta costantemente di migliorare e migliorarsi sotto tutti gli aspetti, da quello professionale a quello umano.

Bart è un ganzo che sta facendo le cose come si deve e io gli auguro dal profondo del cuore di spingere sempre di più!

Ricordati di seguire Davide Bart Salvemini su Facebook, su Instagram e anche sul suo sito personale! Noi ci risentiamo lunedì! DAJE!!!