I Delta Sleep sono una band nata e cresciuta nel mondo del Math Rock inglese, in particolare nelle aree di Londra e di Brighton. La cosa che mi piace di più di loro è il fatto che siano sempre in costante evoluzione, sedersi su bei suoni non è assolutamente un’opzione.

Recentemente è uscito il loro ultimo album intitolato Ghost City. L’ho ascoltato e devo dire che li trovo davvero molto cambiati rispetto al precedente lavoro (Twin Galaxies) di cui già andavano molto fieri.

I Delta Sleep sono famosi per fare album che hanno storie affascinanti al loro interno e che connettono con un filo molto logico tutte le canzoni del disco.

Con questa svolta data da Ghost City li ho trovati molto più aperti e credo che possano raggiungere un pubblico più ampio rispetto al solo genere Math Rock.

Ma basta chiacchierarsela, io li ho raggiunti anche se sono in tour e li ho importunati con le mie domandine. Non si sono tirati indietro e questo è il risultato! DAJE!

L’intervista

In Twin Galaxies avevate un filo conduttore molto solido che univa tutti i brani dell’album. Vale lo stesso con Ghost City?

Dal punto di vista dei testi e della musica, sì.

Il filo conduttore dei testi è la narrativa: un futuro distopico prossimo stile Blade Runner, nel quale la tecnologia ha il sopravvento su qualsiasi aspetto della vita delle persone. L’album segue il protagonista che cerca di trovare una via d’uscita dalla mega metropoli per tornare alla natura, che è una sorta di mito di cui tutti si sono dimenticati.

Il fatto che la maggior parte dell’album sia stato registrato dal vivo gli dà anche una coerenza musicale, soprattutto dal punto di vista delle chitarre. Quando lo ascolto, sento dove eravamo posizionati nella stanza e le nostre chiacchiere tra una traccia e l’altra.

 

Ghost City è un lavoro che mi piace molto. Mi sembra però abbastanza distante rispetto al vostro album precedente. Cos’è cambiato?

Credo che siamo molto più a nostro agio a scrivere canzoni più brevi e semplici. Abbiamo meno problemi a essere diretti e a disfarci di alcune idee, se sono troppe. Non fraintendermi, amiamo Twin Galaxies, ma alcune canzoni di quell’album sembrano più una raccolta di tutte le nostre idee condensate in 5 o 7 minuti! Di conseguenza, alcune tracce non mi sembrano tanto coese come Ghost City.

Poi una buona parte di Ghost City è stata completamente improvvisata (Ghost, Glass), alcune canzoni che erano complete al 70% le abbiamo terminate in poche ore in studio (Floater). Erano tracce che non esistevano prima che entrassimo in studio. Abbiamo improvvisato nel vero senso della parola e abbiamo registrato le idee che ci piacevano. Avevamo un atteggiamento più rilassato su tutto e il risultato è un lavoro più genuino e onesto.

 

Un paio di anni fa avete rilasciato un’intervista a Rumore in cui si parlava di quella che ai tempi era la nuova formazione. Come si sono evolute le cose? Dave e Blake sono entrati appieno nel processo creativo dei vostri brani?

Dave e Blake hanno molto da dire sui riff di chitarra e Dev e io (Glen) abbiamo molto da dire sugli elementi ritmici. È un lavoro di gruppo. Come sezione ritmica, Dave e Blake hanno davvero creato un legame in quest’album e hanno raggiunto una strana intesa telepatica quando suonano dal vivo. Penso che si sentano molto più a loro agio nell’essere loro stessi dal punto di vista musicale e si preoccupano meno di imitare le tecniche e lo stile della bassista e del batterista che c’erano prima.

In Italia i vostri lavori escono sempre per To Lose La Track, com’è nata questa vostra collaborazione? In che occasione vi siete conosciuti?

Abbiamo conosciuto Luca Benni a uno spettacolo in una sala prove a Torino. Non avevamo più la bassista (aspettava un bambino!) e Blake era subentrato nel tour come sostituto dell’ultimo minuto. Avrebbe potuto essere un disastro assoluto. Ricordo che ero in macchina con Blake in Inghilterra e gli dicevo che era tutto nella merda e che forse avremmo dovuto annullare tutto. Non avevamo la bassista e Blake conosceva a malapena le canzoni! Decidemmo comunque di partecipare e andammo a Torino. C’erano circa 15 persone (inclusi i gruppi spalla) e tra loro conoscemmo: la persona che ci ha fatto conoscere il MAM recording studio di Cuneo (dove abbiamo registrato Ghost City e la versione live e il video di Camp Adventure, il nostro buon amico Ivan (che ci ha procurato il tour successivo in Italia e che ci dà sempre il benvenuto nella sua casa di Torino, quando andiamo lì) e Luca Benni (che ci ha adottato nella sua pazza famiglia musicale italiana)… Conosciamo queste persone da più di 5 anni e ciò dimostra che vale sempre la pena suonare e che ogni concerto è importante, anche se ci sono solo 15 persone!

 

Come vedi i Delta Sleep fra 5 anni? Avete in progetto un’evoluzione dei suoni o siete affezionati a quelli che avete in questo momento?

Non ci affezioneremo mai a un suono. Scriviamo semplicemente canzoni. Se sono complesse o semplici non importa. In tutta sincerità, ascoltiamo più surf-rock, psych e hip hop che Math Rock, quindi non mi sorprenderebbe se provassimo a scrivere un pezzo pop esplosivo pieno di riverberi!

 

Per quanto riguarda la scena Math Rock inglese invece, credi che ci sia un’evoluzione nel tempo oppure è tutto abbastanza statico?

Se si confronta la scena Math Rock inglese a quella di 10 anni fa è cambiata completamente. Pensando a band come Tubelord, Colour, Second Smile e Meet Me In St Louis… i nuovi gruppi hanno un suono completamente diverso. Credo sia una questione di produzione a essere onesti. Tutto suona un po’ più ricco adesso e i gruppi si stanno forse annoiando di usare il tapping e suonare come i TTNG (a essere onesti nessuno sa suonare in quel modo, tranne Tim…).

Comunque il Regno Unito ha avuto molte band Math/Post Rock nel corso degli ultimi 10 anni. Credo che la scena sia piena di band strumentali, che per tutta la loro complessità e i pedali, si assomigliano un po’. Detto questo, band come Tangle Hair hanno spinto al massimo con il nuovo album, che è fantastico e per quanto ci riguarda, la passione e l’energia di alcune band italiane che abbiamo visto e con cui abbiamo suonato ha cambiato davvero il modo di pensare alla musica che stavamo facendo.

La fine

La cosa che mi colpisce di più di questa intervista è quando i Delta Sleep parlano del concerto in cui erano presenti solo 15 persone. Non ne parlano male, anzi lo “benedicono” sostenendo che in quel giorno sono riusciti a creare legami personali che hanno cambiato anche la loro sfera professionale.

Quindi vale davvero la pena suonare sempre anche per 15 persone, anche per 2 persone. Esprimersi, raccontare la propria passione ed esternare quello che si ha dentro è un gesto incredibile.

Cari Delta Sleep continuate sempre ad evolvervi, non fermatevi mai e continuate a regalarci una dopo l’altra canzoni piene di emozione!

Ricordati di seguire i Delta Sleep su Facebook, Instagram e Spotify!

Adesso ti lascio con Ghost City, noi ci vediamo lunedì dove ti parlerò del concerto di Tash Sultana a Milano! YO!