Ok, lo ammetto, non ero mai stato all’Home Festival prima di quest’anno. Non perché mi stesse sulle balle o altro, semplicemente non c’è stata occasione. E sai cosa ti dico? Che sono contento.

Sono contento perché così ho iniziato la mia esperienza da Home Festival nel migliore dei modi. Sì perché l’edizione 2018 dell’Home Festival è stata una cosa strepitosa. Dopo il disastro dell’anno scorso dovuto al maltempo, l’organizzazione ha imparato a “difendersi” e tutto era a prova di pioggia, dai palchi agli impianti.

E così ha fatto anche il pubblico! Benché non si possano portare ombrelli dentro ai festival (ormai è risaputo), la gente non si è fatta spaventare e munita di cappelli, k-way alla Calcutta e ponchi vari, ha assistito senza paura a tutto l’Home Festival!

Questo mi fa enormemente piacere perché l’Italia è anni luce indietro rispetto ai vari festival europei (in primis vedi il Primavera Sound, poi il Glastonbury, il Green Man, lo Szidget). E l’Home Festival è quello che inizia a “tirare la testa fuori dal sacco” e far presente all’Europa che anche noi italiani oltre alla pizza, siamo capaci di fare dei festival musicali che spaccano.

Alla sua nona edizione infatti l’Home può vantarsi di aver visto ben 80.000 spettatori in tutta la durata dell’evento. 80.000 persone che a scapito del maltempo hanno voluto divertirsi ascoltando della musica bella e un po’ bistrattata nel bel paese.

home-festival-pubblico

Al Day 1 eravamo 12.000. Mi sono concentrato ma proprio non sono riuscito a vedermi in foto…

Direzione Home Festival

Per quest’anno a causa del lavoro, sono riuscito a presenziare solamente al Day 1, però sono contento perché mi sono potuto assaporare praticamente quasi tutti i gruppi che volevo vedere: Alt-J, Django Django, White Lies, Nic Cester, Wombats & Coma Cose.

Io e Claudia siamo partiti in spedizione da Ravenna nel primo pomeriggio, il viaggio è stato gradevole e costellato da varie canzoni cantante al karaoke (ormai è diventata la norma). Dopo una breve sosta per ritirare il mio pass stampa, ci siamo fiondati all’entrata del festival per tuffarci appieno nella sua atmosfera magica.

Arrivati a destinazione ho dovuto assolutamente far sapere a tutti del mio arrivo, compreso all’organizzazione del festival, per questo ho girato questo simpaticissimo video…

Avvistamenti… Home Festival, preparati…#Daje #PiadinaMusic!

Pubblicato da Carlo Alberto Biasioli su Giovedì 30 agosto 2018

 

Dopo essere entrati ci siamo dovuti subito fiondare a recuperare i token per mangiare e bere. La fila è stata ardua e nell’attesa Claudia ha spezzato a metà i propri occhiali. Bruce Lee sarà sicuramente stato fiero di lei. Comunque questo le ha permesso di indossare gli occhiali da sole graduati per tutta la serata. Apprezzo molto la stoicità con cui l’ha fatto. Sembrava infatti un membro dei Velvet Underground. Se fossi stato costretto io a portare gli occhiali da sole di notte, sarei stato molto più simile a Mister Magoo come stile.

 

Birre propiziatorie e inizio concerti

Comunque, dopo aver lottato per i nostri token ed esserci sciroppati una bella birra propiziatoria, siamo andati (di corsa) al palco Sun68, quello sotto al tendone da circo per intenderci, per assistere alla performance dei Django Django.

Esattamente come quasi un anno fa, quando uscì In Your Beat, i Django Django mi hanno fatto sognare. Mi sono messo lì nel mezzo della folla, con la mia birra in mano e la mia fidanzata alla Blues Brother e ho lasciato che la mandibola mi cadesse fino alle ginocchia per le sonorità che questa band faceva uscire dalle casse e faceva entrare nelle mie ossa. Ovviamente non ho potuto fare a meno di iniziare a saltare e dimenarmi e nel giro di poco tempo. Così, sotto a quel tendone da circo, mi sono sentito come una foca monaca. Totalmente sudato da cima a piedi, ma del tutto incurante del fatto che National Geographic mi stesse riprendendo.

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Ai Django Django non la si fa in barba. Foto di Davide Carrer

 

Correre al palco principale dopo la performance dei Django Django è stato totalmente inutile, siamo arrivati al Clipper Stage che era già completamente pieno. Così ne ho approfittato per far valere la mia situazione privilegiata e mi sono pigramente accomodato su una delle poltrone sacco dell’area VIP, godendomi il concerto dei White Lies senza troppo stress.

Subito dopo mi sono preparato per sudare nuovamente. Finiti i White Lies ci siamo infatti spostati nuovamente al Sun68 Stage e abbiamo perso un altro paio di chili ascoltando e ballando assieme ai Wombats nella sauna dell’Home Festival.

Ma tutto questo era solo un preambolo per il momento che aspettavo da anni. Il momento che per tante volte mi è scivolato fra le dita senza che fossi in grado di afferrarlo. Finalmente stava arrivando il momento di assistere alla performance degli Alt-J. Ok, ammetto che avrei preferito assaporare il loro concerto quando ancora era presente anche Gwil Sainsbury, ma non si può avere tutto dalla vita.

Assieme alla mia carissima Claudia totalmente “ciecata” dal buio e dagli occhiali da sole, ho lottato per guadagnare una posizione valida davanti al palco. Continuo a sostenere che non ho più l’età per queste cose perché a ogni concerto che vado mi trovo sempre più indietro. Credo sia un po’ come si sentiva Alberto Tomba quando non vinceva più.

Dopo aver cambiato varie posizioni per evitare di vedere il concerto dallo schermo dello smartphone di quello davanti a me, sono finalmente riuscito a dedicarmi totalmente alla musica e alla band.

La cosa che mi ha stupito di più è stato che TUTTO il pubblico CANTAVA le canzoni degli Alt-J. Non solo il ritornello, tutto quanto il testo. Quando questo succede, soprattutto in un paese che non parla la tua lingua, è un grande, grandissimo successo che suggella il tuo status. Quindi carissimi Alt-J, in Italia siete a casa, venite a trovarci più spesso.

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Felici scoperte

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Foto della performance che mi ha reso felice più di tutte all’Home Festival. Foto di Paolo Tonus

Una delle scoperte più belle sono stati i Coma Cose. Non avevo mai assistito a un loro live e sono stato davvero felice di averlo fatto.

I Coma Cose hanno una carica invidiabile e un repertorio che è ormai maturo. Mi sono messo lì e mi sono gustato il pubblico che ascoltava, saltava e cantava assieme a loro. Mi hanno fatto risentire sulla pelle la Milano che vivevo quando ero studente universitario. A ogni loro parola sentivo il profumo dell’asfalto bagnato che “surfavo” con il mio longboard. A ogni nota vedevo grattacieli, treni della metro e sorrisi.

Loro sono il jolly che ho voluto mettere in cima al castello di carte che ho costruito durante tutto il giorno 1 di questo Home Festival 2018 che mi è piaciuto davvero molto. Auguro a questo festival altri 100 anni di attività.

Bravi, siete una di quelle realtà che mi fa essere orgoglioso di essere italiano.

Ci vediamo nel 2019! YO!