Kikagaku Moyo in visita a Musica che non ti ho chiesto.

Sì, lo so. “Musica che non ti ho chiesto” esce il lunedì e avete tutto il diritto di protestare nel leggere ben due articoli alla settimana, però finché non avrò esaurito tutti gli articoli arretrati andrà così. In questo articolo apparso su Facebook Messenger per la prima volta il 21 agosto 2017 parlo di me che lavoro con una band di sosia, i Kikagaku Moyo.

Prima di lasciarvi alla vostra pacata lettura, vi ricordo che “Musica che non ti ho chiesto” via messaggio non è morta, anzi tutto il contrario! Potrete aderirvi semplicemente cliccando qui e scrivendo in chat: “Anche io voglio essere annoiato da Musica che non ti ho chiesto!”. Però questa roba qua è solo per i pigri. Per quelli che invece sono attivi, vi basta seguire il mio blog e la lista di articoli la trovate direttamente in Homepage qui. Adesso buona lettura.

Musica che non ti ho chiesto del 21 agosto 2017

Yo yo yo! Bentornati in maniera del tutto non voluta su “Musica che non ti ho chiesto”! Come al solito è il vostro WJ (ricordiamo il fantastico termine Write Jokey che mi sono inventato in preda ai fumi dell’alcool) preferito a pigiare i tasti della tastiera dell’amore!

Oggi vi porto con me nei deliranti anni 60… O meglio, nella reinterpretazione di tali anni fatta da una band del tutto inaspettata.

Sto parlando degli incredibili Kikagaku Moyo. Giapponesi al 100% dentro e fuori ma con vestiti e capelli alla Dennis Hopper di Easy Rider. Sono tutti alti uguali, magri uguali e inespressivi uguali. Lavorare con loro è stato come essere sotto l’effetto dell’LSD tutto il tempo. Non capivo le loro espressioni e quindi non sapevo se stavo facendo cagate astronomiche o figate pazzesche. Sta di fatto che tutti questi pensieri sono scivolati via nel momento in cui sono saliti sul palco e hanno iniziato a suonare.

Questi ragazzi sono riusciti nel giro di pochi anni a diventare dei giganti, pienamente consapevoli del genere musicale che suonano ed eccezionali nell’interpretarlo secondo i loro umori.

Alla fine della loro esibizione ero talmente estasiato che mi sono fatto firmare il 33giri anche dal loro fonico. Giuro che quello è stato l’unico momento in cui hanno tradito un’espressione che voleva chiaramente dire “ma che cazzo hanno in testa questi europei?”

Il loro ultimo album si chiama House in the Tall Grass ed è fenomenale, come da tradizione però ve lo farò scoprire in piena autonomia. Oggi io vi faccio ascoltare “Smoke and Mirrors” dall’album Forest of Lost Children (il penultimo album).

Adesso basta cincischiare. Cuffie in testa, bassi eccessivamente alti, volume oltre al limite consentito, occhi chiusi, bocca aperta e capezzoli turgidi. PLAY!