Io sono un tipo da documentari. Quando stavo in Inghilterra me ne fagocitavo dei chili tutti i giorni con la sola scusa che “esercitavo il mio inglese”. Beh, un po’ è vero e un po’ lo facevo perché appunto adoro i documentari.

Ne ho visti tanti e ce ne sono che mi sono rimasti impressi in testa: All This Mayhem sullo skater Tas Pappas, Maidentrip sulla giovanissima velista Laura Dekker, SlingShot su Dean Kamen inventore dei Segway e tanti altri ancora.

Uno di questi tanti altri si chiama Kings of Konbini creato da un mio carissimo amico: Alessandro Mariscalco, che già lavorò su altri documentari come Influx di Luca Vullo.

Kings of Konbini è (a detta dell’autore) la storia del tour giapponese della più sconosciuta band indie italiana svoltosi nel 2015. Questa è la storia dei siciliani Utveggi.

Il viaggio degli Utveggi

Questi ragazzi si sono fatti un mazzo tanto per mettere insieme un tour giapponese degno di questo nome. Però tante altre band si sbattono per procurarsi date anche estere e ci riescono. Qual è la differenza fra quelle band e gli Utveggi?

Mi sembra chiaro, la differenza si chiama Kings of Konbini e in particolare si chiama Alessandro Mariscalco.

La passione di Alessandro per il suo lavoro (videomaker) l’ha portato a credere negli Utveggi al punto da seguirli in questo delirante viaggio pieno di alloggi scomodi (qualcuno dormiva dentro l’armadio…), venue sconosciute e idiomi difficili da capire.

Il risultato è stato un documentario davvero bello da vedere che racconta una storia vera, probabilmente vissuta da centinaia di altre band italiane, ma unica nel suo genere in quanto solo gli Utveggi l’hanno vissuta in quella maniera.

Io non sono mai stato in tour in Giappone con una band. Molti miei clienti ci sono arrivati vicino e poi all’ultimo tutto è sfumato (altro valore aggiunto che hanno gli Utveggi). Così io mi sono sempre chiesto che cosa volesse dire viaggiare in un paese come quello e portare la propria musica in un mondo che sembra così distante.

Kings of Konbini è venuto in mio aiuto. Nella sua storia e nelle riprese di Alessandro io vedo tante scene che ho già visto andando in tour qui in Europa, eppure ritengo quella storia bellissima.

Sono bellissime le espressioni degli Utveggi e il loro modo di vivere il tour e il documentario. Sempre pronti ad interagire con Alessandro e con chi vede Kings of Konbini. Sempre pronti a trasportare il pubblico asiatico che non aveva mai sentito parlare di loro ma che si presentava comunque ai loro concerti.

In Kings of Konbini ci sono tantissimi baristi entusiasti degli Utveggi e tantissime proposte di matrimonio dagli Utveggi a baristi entusiasti.

Insomma, questo documentario trasuda amore, passione, spensieratezza, felicità e trasporto (sia di emozioni che di strumenti musicali…)

Foto degli Utveggi, band indie italiana

Agli Utveggi piacciono le mele, però non come piacciono di solito agli esseri umani…

“L’attesa del piacere è essa stessa il piacere”

Eh, sì, perché ricordo benissimo di quando io e Alessandro andavamo in ufficio assieme e lui mi raccontava della programmazione di questo tour e della realizzazione del documentario.

Ricordo la sua partenza e ricordo quando tornò indietro. Parlammo tantissimo di questa esperienza ma non mi fece mai vedere niente, nemmeno un singolo scatto, nemmeno un brevissimo clip. Niente.

Nei mesi seguenti gli chiesi più e più volte come stava andando la realizzazione del documentario e le risposte erano sempre vaghe.

Ho insistito così per tre anni. Poi finalmente una settimana fa ho potuto fruire di questo contenuto e l’ho fatto di gusto anche perché Alessandro si è reso conto di essere un mezzo amico (LO SO CHE STAI LEGGENDO!) per avermi fatto aspettare così tanto e questo ha dato ancora più gusto a tutta la storia.

La cosa bella di questo lavoro è che lo puoi serenamente vedere anche tu gratuitamente sia su YouTube che direttamente qui sotto.

Quindi adesso metti le cuffie, apri bene gli occhi e goditi 50 minuti della tua vita impiegati bene.

Questi sono gli Utveggi. Questo è KINGS OF KONBINI.


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