Kula Shaker, un nome una sicurezza. Oggi ne parliamo su Musica che non ti ho chiesto!

Ecco, questo è un mio vecchio articolo apparso su “Musica che non ti ho chiesto” del 11 settembre 2017, quando ancora Piadina Music non esisteva. Comunque questo articolo è figo, quindi ho deciso di condividerlo qui, con voi. se preferite invece leggere gli altri articoli, li trovate qui. Adesso daje, buona lettura. 🙂

Cari amici involontari di “Musica che non ti ho chiesto”, questo weekend sono stato ad Amsterdam e potrete tutti immaginare che alle volte (anche involontariamente) non riuscivo a camminare del tutto dritto. Ho condiviso la stanza con un ragazzo asiatico che russava così forte da portare la scala logaritmica dei decibel a livelli mai esplorati prima. Questa notte alle 5 ero su un taxi. Alle 6 in aeroporto e alle 8.30 sul volo. Sono atterrato alle 10.30 a Malpensa e sono corso in auto a Ravenna dove sono arrivato circa un’ora fa. Perché vi scoccio oltremodo con questo lunghissimo preambolo? Chiaramente per farvi capire quanto sia importante per me iniziare la settimana stressandovi con della buona musica non richiesta.

Oggi vi parlerò quindi di una band che per me ha significato molto. I KULA SHAKER. “Che nome del cazzo” direte voi e io vi rispondo di tapparvi la bocca e aprire le orecchie.

Sono 5 ragazzi inglesi capitanati dal biondino Crispian Mills. I Kula Shaker non sono una formazione dell’ultimo minuto. Sono nati nel ’93 mentre io collezionavo i bicchieri della Nutella con Asterix e Obelix e si sono sciolti un paio di volte (dopo il secondo e il quarto disco). I Kula Shaker sono una di quelle formazioni che, per qualche ragione oscura del mondo della musica, non riesce mai a raggiungere le vette estreme della notorietà, seppure siano tutti musicisti davvero dotati e con dei sentimenti grandi come degli elefanti.

La vecchiaia

Io li ho ascoltati a Ravenna il 22 settembre 2007, sì quasi 10 anni fa e sì mi ricordo ancora la data. Ero uno sbarbato di 21 anni nel pieno delle mie rivoluzioni culturali e Crispian mi ha folgorato. Ai tempi stavano portando in giro Strangefolk (il quarto disco) ma eseguivano ancora Hush (cover del celebre pezzo di Billy Joe Royal), Tattva e Govinda. Come al solito mi sono fatto prendere dall’euforia che mi instillava la band e, neanche a dirlo, ho ballato e saltato senza curarmi delle mie ginocchia e successivamente non mi sono curato nemmeno del mio portafogli acquistando tutti i loro vinili (erano 4 al tempo) e la maglietta, che ormai per colpa della birra non mi sta più. Ma quello è un altro discorso che affronteremo assieme in altre occasioni.

Il loro ultimo album si chiama K2.0 ed è uscito l’anno scorso. Oggi però non ve lo farò ascoltare. Oggi vi butto su Peter Pan RIP brano di apertura del quinto album, Pilgrims Progress. Il video è stato girato nel mio amatissimo Hyde Park, uno dei posti che mi manca di più della mia vita a Londra. Ma adesso basta fregnacce. Cuffie in testa, volume buca timpani, occhi chiusi, chiappe strette, capezzoli turgidi e PLAY!