Qualche settimana fa mi apro la posta di Piadina Music (sì, ogni tanto lo faccio) e scopro una mail strana.

Questa mail è di una persona che non vuole apparire con il proprio nome online ma che mi chiede di svolgere un’intervista per conto del blog. Dimostra davvero tanta passione, quindi io mi affeziono subito e dato che secondo me dire di no a prescindere è una grande baggianata gli faccio fare quello che chiede, ovvero una lista di domande da esporre a una band in particolare, i McKenzie.

Poco dopo ricevo una nuova mail da questo tizio che da ora in poi chiamerò Radicchio Rosso (l’hai mai provato nella piadina?) con tutte le domande. Quindi mi opero a sentire l’ufficio stampa dei McKenzie e bam, invio file con domande e tutto.

Ai McKenzie evidentemente piace il mistero perché hanno risposto di buona lena a tutte le domande di Radicchio Rosso. Ovviamente ne è venuta fuori un’intervista molto ganza e quindi io te la ciccio qui sotto, ma prima…

By Radicchio Rosso

Oltre l’utilizzo del riscoperto uso dell’italiano non c’è proprio nulla di “mainstream” in questo primo album del trio calabrese McKenzie, ma questo lo sapevamo sin dall’uscita del loro primo EP self titled.

Falena” viene registrato nel dicembre del 2016 al Monopattino Recording Studio di Peppe de Angeli, con la produzione artistica di Vladimir Costabile (Brunori sas, Dub Fx, Planet Funk, Alborosie…) e masterizzato da Giulio Favero (One Dimesional Man, Teatro degli Orrori).

Il disco contiene otto tracce di puro noise-rock/posthardcore degno della miglior tradizione d’oltre oceano ed è uscito nel 2018 per la blasonata etichetta indipendente fiorentina Black Candy.

L’intervista ai McKenzie

Sappiamo che la vostra band si è formata nel 2015, ciò che non sappiamo è in che circostanze?
Ci raccontate qualcosa di curioso o simpatico, che non avete mai detto a nessuno, in merito a questa vostra “unione”?

Il 2014 è stato un anno di transizione totale per tutti e tre. Due di noi erano ancora legati all’asse Lamezia Terme – città universitaria da lavori poco interessanti e remunerativi; l’altro era tornato in città da un po’ ed era schiacciato da un lavoro decisamente usurante. In mezzo ci sono stati viaggi, nuovi e importanti lavori qui da noi (che oggi fanno parte della nostra vita), relazioni opprimenti o fintamente idilliache, e del tempo che abbiamo ripreso a vivere insieme con costanza, come non facevamo da tanto per via della distanza.

Tutti e tre non eravamo in formazioni musicali stabili da un paio di anni, non avevamo mai suonato insieme e abbiamo spontaneamente deciso di accendere gli ampli e provare a capire cosa potesse uscire fuori.

Tutto il 2014 è stato di sperimentazione, tempo fa abbiamo ritrovato le prime registrazioni di brani che poi sono finiti nell’Ep uscito nel 2016 ed erano tutta un’altra cosa rispetto a quello che poi è stato registrato. Abbiamo capito che già in un anno avevamo fatto davvero tanto.

Una volta mi è stato detto che “un disco è un po’ come una fotografia di quel particolare momento storico” e l’ho sempre trovata una frase molto azzeccata, dentro la foto di “Falena” che cosa c’è?

Dentro la foto di Falena c’è la nostra vita dal 2015 a dicembre 2016, mese in cui abbiamo registrato in quel posto incantato che è il Monopattino Recording Studio di Peppe De Angelis, a Sorrento. C’è la nostra voglia di suonare di nuovo per i palchi, di produrre noi stessi attraverso gli strumenti e di raccontare la nostra vita da trentenni che non smettono di essere ciò che sono solo perché la società ti vorrebbe in una determinata maniera a quell’età; c’è lo scontro con l’essere in un limbo, perché sei troppo grande per certe cose e troppo piccolo per altre ma trent’anni di vita sono già un bel po’ di pagine da sfogliare e una parte di queste pagine è finita dentro Falena.

Quali sono le band del panorama italiano e/o estero che più hanno segnato / influenzato il vostro modo di suonare sia come band che come singoli musicisti?

Sai, c’è una cosa che molte band dicono quando parlando di influenze: che è l’unione di influenze diverse di ogni componente della band. Probabilmente la maggior parte di volte è una cazzata per dare dimostrazione di chissà cosa, come se fosse una vergogna dire che sono stati consumati gli stessi dischi. Noi abbiamo le stesse influenze musicali, con qualche sfumatura certo, ma quando ci mettiamo a suonare, a improvvisare, ci troviamo a memoria, e questo vuol dire che abbiamo fatto un percorso molto simile. In sintesi, sicuramente ci sono gli Helmet, Fugazi, Jesus Lizard e dall’Italia c’è un po’ di hardcore primi anni 2000.

“Falena” è un disco molto diretto, sporco e cattivo ma complesso nel suo insieme, è forse questo il motivo per cui il disco è stato registrato nel 2016 ma è poi uscito nel 2018?

I motivi sono totalmente lontani da ciò che dici e, come abbiamo già risposto in altre interviste, preferiamo non addentrarci. Possiamo solo dire che sono stati quasi due anni lunghissimi passati tra alti e bassi, molti momenti di sconforto e pochi di felicità che, per fortuna, sono arrivati tutti all’improvviso dalla primavera del 2018 e per questo dobbiamo ringraziare tutte le persone che oggi sono al nostro fianco, istituzionalmente (Black Candy Records, Vertigo, A Buzz Supreme, Dophix, Warner, Believe) e amichevolmente perché credono quanto noi al progetto.

Lamezia Terme – Bologna è un discreto viaggetto, quali sono i dischi che vi accompagnano in questi lunghi viaggi in furgone?

Spesso utilizziamo questi lunghi viaggi per ascoltare il materiale che ci arriva: abbiamo un’associazione di promozione musicale, ci occupiamo di booking e produzione eventi, e quindi c’è sempre tanto da ascoltare e su cui ragionare. Quando ci sono questi viaggi di mezzo parliamo di questo e dei McKenzie, siamo monotoni!

Qualcosa che avete amato in questa stagione 2018/2019?

Il nostro disco che è finalmente uscito! Scherzi a parte, Colle Der Fomento su tutti!

Abbiamo seguito sul web e social le vostre avventure live ed uno di questi ci ha impressionato parecchio, come siete arrivati a suonare all’Alcatraz di Milano assieme ai MC5, e come è stato condividere il palco con nomi che presumo abbiano influenzato la vostra formazione musicale?

Vertigo, appunto, è tra quelle realtà che ha voluto scommettere su una minuscola band e lo scorso anno ci ha proposto ai management di Bad Religion, Corrosion of Conformity, A Perfect Circle e MC5, buttandoci di fatto su palchi roventi. Sono state delle date incredibili e tutte emozionanti, forse quella con gli MC5 è stata la più forte di tutte, perché dopo il nostro live siamo stati fermati da loro stessi che si sono presentati, uno per uno e ci hanno fatto dei gran complimenti.

In particolar modo, Brendan Canty dei Fugazi, con cui abbiamo chiacchierato molto, è diventato un nostro fan; Kim Tahyil è letteralmente impazzito quando poi ha visto tutto l’artwork di Falena che, ci teniamo a dirlo, è stato realizzato da Pasquale De Sensi – nostro amico dai tempi del liceo con cui abbiamo condiviso un po’ di avventure – artista incredibile e parecchio “quotato”, che ci segue sin dal primo Ep. Per noi è un semplice amico ma vedere la faccia di Kim Thayil di fronte alla sua opera ci ha commosso tutti; non sono cose che ti capitano tutti i giorni.

Cosa vi ha spinto ad utilizzare la lingua italiana, a discapito dell’inglese, per le voci questo progetto che affonda le proprie radici sonore in un panorama puramente anglofono?

È una cosa abbastanza naturale perché abbiamo forti radici nell’underground italiano come ascolti, e cantare in inglese non è mai stato nelle nostre intenzioni. Abbiamo però un approccio inglese nella scrittura dei testi, con poche parole che fotografano gli istanti di cui parliamo nella canzoni.

Con questa scelta non avete mai pensato di escludere una fetta di pubblico/mercato, l’estero, più attenta e abituata a questo tipo di “sound”?

Crediamo che sia una cosa abbastanza superata, ormai. E poi, quanti italiani vanno ai concerti di artisti che cantano in inglese senza capire assolutamente nulla?! Sono l’energia e la musicalità che per prima cosa colpiscono di un progetto, di qualunque tipo esso sia. Cantare in inglese vorrebbe dire snaturarci e non ne facciamo una questione campanilistica, lungi dal pensare una cosa del genere! Semplicemente ci viene naturale così e siamo sicuri che, anche se in italiano, se dovessimo pensare all’estero, la nostra energia sarebbe la prima cosa che arriverebbe ed è quello che vogliamo. Però, però il momento, non ci pensiamo, andiamo avanti e prendiamo quello che viene.

La produzione di questo disco è stata affidata a Vladimir Costabile che ci risulta aver lavorato con progetti come: Brunori Sas, Dub Fx, Loredana Bertè… un “suono” distante dalla vostra natura, come è avvenuta questa scelta e per quali ragioni?

Vladimir è una persona che conosciamo da tanto tempo e con il quale abbiamo lavorato anche alla registrazione dell’Ep, quindi ci ha studiato abbastanza bene e ha visto l’evolvere del progetto abituandosi al nostro stile. In ogni caso, è una persona che ha lavorato in diversi ambiti musicali e con artisti di diverso tipo, ed è capace di una certa elasticità in favore del musicista. Abbiamo certamente dovuto trovare dei compromessi ma il risultato ci ha soddisfatto. Poi c’è stata la mano di Giulio “Ragno” Favero al mastering che ha dato quel tocco di sporco che ci piace.

Parliamo un po’ guardando al futuro, prossimi live e progetti futuri? (solo roba piccante)

Abbiamo un po’ di date da Nord a Sud e in continuo divenire. Suoneremo anche quest’estate in giro per lo stivale, quindi possiamo dirvi di stare dietro al nostro Facebook o Instagram, ci saranno un po’ di sorprese.

Quella della roba piccante è perché siamo calabresi? Ahahahahah

E se volete roba veramente piccante, andate sul nostro canale YouTube McKenzie 000 per vedere i due video firmati Jianapaja Filmino Production.

La fine

Non abbiamo bisogno di aggiungere altre parole.
Falena è cantato in italiano e parla già di per se, è una fucilata di rock-noise intenso e puro ed è uscito nel 2018.
Fatevi un favore andate ai concerti (non solo quelli nei palazzetti) e compratelo.
God save the Rock&Roll.


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