Mamma mia, è già passato un mese. Sì perché io il 16 marzo 2018, esattamente 31 giorni fa, iniziavo la mia prima vera maratona per seguire uno dei progetti (se non il progetto) più folle della mia carriera. Sto parlando di Milano Trasmette Milano: 39 ore di diretta web ininterrotte e 45 ore sveglio. Ma come si è svolta la cosa di preciso?

La storia

In un non meglio precisato momento di inizio 2018 vengo a contatto con alcuni ragazzi di Elita, associazione milanese che da secoli organizza eventi davvero ganzi. Dalla nostra conversazione viene a galla la necessità di un social media manager per un evento in programma per la Milano Digital Week. 39 ore di diretta web trasmesse dalla cima della Torre Branca prima e dal Pirelli HangarBicocca poi. Tutto sembra una figata pazzesca.

Io mi ci butto immediatamente a pesce come nemmeno Tania Cagnotto saprebbe fare e dopo un paio di contatti vengo preso a bordo. Alla fine sarò proprio io ad occuparmi della comunicazione dell’evento per Elita e per Linecheck, una notizia da paura.

Passata l’ebrezza del momento, mi metto al lavoro assieme ad altri ragazzi dell’associazione e iniziamo a sclerare subito fra vari post, foto e mailing list super urgenti. Il periodo pre-evento, as usual, è stato il delirio totale.

Sono stato seduto sul mio sedere incastrato dietro alla scrivania per circa 12 ore al giorno per un periodo di tempo indefinito, che visto da fuori sembra uno di quei video in cui la gente si fa una foto tutti i giorni e in 4 minuti si vede invecchiata di 10 anni. (Tutto questo in realtà perché devo seguire anche gli altri miei clienti).

Fra le altre cose contatto il mio fido fotografo Andrea, gli parlo dell’evento e lui, tutto entusiasta, accetta di partecipare.

A pochi giorni dall’evento

Insomma, tutto va per il verso giusto, poi arrivano i momenti a ridosso dell’evento, quelli in cui lo stress raggiunge vette che nemmeno Gianfranco Funari ha mai sperimentato.

Fra le altre cose il 14 marzo vengo ricontattato dal fotografo Andrea che preso dai deliri più totali mi fa presente che lui soffre di vertigini in maniera molto forte. Io mi metto a ridere di brutto al punto che mi viene da grufolare perché penso che mi stia prendendo in giro. Lui invece rimane serissimo.

Mi rendo conto che non mi sta perculando, lui soffre davvero di vertigini. Allora non posso fare altro che percularlo io: “Andrea ma davvero soffri? Guarda che dovrai calarti con dei cavi dalla cima della Torre per fare le foto a noi dell’organizzazione che operiamo dentro. Quindi sarai appeso nel vuoto fuori, non te l’avevo detto?”

Proseguo “rassicurandolo” che sono solo circa 100 metri d’altezza, che si vedono le Alpi ma non sono vicine e che comunque il cavo sarà d’acciaio e sarà assicurato da dei professionisti…

Dopo essermi divertito per una buona mezz’ora e avergli causato un paio di sincopi torno serio e tento di tranquillizzarlo, ovviamente non riuscendoci più.

Il momento esatto

Il 16 marzo mi sveglio bello fresco e adrenalinico, senza aver troppo chiaro che cosa vuole dire stare sveglio tutte quelle ore. Prendo l’auto raggiungo gli altri e ci dirigiamo assieme al Parco Sempione dove sorge la torre.

Le prime ore passano velocissime per via dell’entusiasmo e l’adrenalina. Qui sotto una foto di me adrenalinico.

Milano Trasmette Milano rimarrà sicuramente una delle esperienze più intense del mio 2018.Siamo già al termine della…

Pubblicato da Carlo Alberto Biasioli su venerdì 16 marzo 2018

A un certo punto ci raggiunge il reticente Andrea, il mio fotografo. Lo vado a raccogliere giù dalla torre, lui è atterrito io sono euforico.

Saliamo sull’ascensore assieme all’addetto e Andrea va in paranoia immediatamente. L’ascensore ovviamente è panoramico… il fotografo guarda intensissimamente il pavimento dell’ascensore, penso che abbia imparato a memoria tutti i suoi dettagli.

Arriviamo in cima, l’ascensore conta 98 metri d’altezza, Andrea conta 98 linee di febbre.

Esco dall’ascensore e gli mostro il luogo come se fossi un bambino che espone ai propri genitori perché ha bisogno della nuova moto dei Biker Mice da Marte. Poi mi rendo conto che in realtà lui ha le ginocchia piegate e la schiena curva in avanti e cammina come mio nonno, tenendosi sempre con una mano alla colonna dell’ascensore.

Questo ovviamente attira l’attenzione di tutti i tecnici lì attorno, così lo faccio scendere al piano inferiore e gli offro una birra. Niente non cambia nulla. Si muove sempre come un novantenne, ma riesce comunque ad estrarre una macchina fotografica e a fare un paio di scatti.

Resiste per 30 minuti poi al limite del punto di rottura lo accompagno giù. Non lo vedrò più fino al cambio di location, ovvero quasi due giorni dopo…

La vita in cima alla Torre Branca

Io proseguo il mio lavoro ma già dopo 9 ore di trasmissione (e quindi circa 12 ore sveglio) non sono più così fresco e infatti faccio una diretta in cui sembro una mummia.

9 ore di diretta… #milanotrasmettemilano prosegue!

Pubblicato da Carlo Alberto Biasioli su venerdì 16 marzo 2018

 

Poi si susseguono un paio di set che mi gasano molto e mi riprendo un po’. All’interno della torre inizia a farsi freddino e sono costretto ad indossare il cappotto, che mi toglierò solo dopo molte ore.

Alla 12esima ora di trasmissione (e quindi alla 16esima ora sveglio) decido di fare il fenomeno e faccio fare un tour della torre da dentro. Beccatelo qua!

12 ore di trasmissione #milanotrasmettemilano DAJE!!!

Pubblicato da Carlo Alberto Biasioli su venerdì 16 marzo 2018

Da lì in poi entro in fase pilota automatico, ammutolisco e riesco solo a svolgere il mio lavoro, emettere grugniti di intensità differente e indicare con il dito.

A una certa ora della notte, mi pare alle 3 (quindi dopo un sacco di ore di trasmissione e un paio di più sveglio) c’è un set della durata di 2 ore. Creo un’enormità di contenuti all’inizio e poi scendo velocissimo al piano di sotto, indosso il mio fantastico pigiama a righe blu (sì, mi sono portato il pigiama), mi infilo nel sacco a pelo e mi getto sul letto gonfiabile rotondo in cerca di un paio di ore di sonno.

In realtà quello dalle 3 alle 5 è stato il set più peso di tutti. Volumi a manetta e una cassa crepata, il tutto condito da un manipolo di visitatori che sono abusivamente scesi al piano inferiore in quanto bloccati in cima alla torre per via del brutto tempo. La cosa simpatica era che stavano facendo un approfonditissimo brainstorming sulla possibilità di urinare nei loro ex bicchieri di birra perché non la tenevano più (in cima alla Torre Branca non c’è il bagno). Non voglio approfondire il fatto, quindi non vi dirò se hanno espletato o meno. Comunque, sulle 4, dopo non essere riuscito a chiudere occhio nemmeno un minuto, rinuncio al mio pisolino, mi rivesto, mi bevo un bicchiere di Fernet Branca e salgo in studio.

Lì tutto regolare, i tecnici di Radio Raheem si danno periodicamente il cambio, mentre io entro nella fase dark. Sempre più muto, sempre più infreddolito esploro il mondo dell’horror fino a creare un video pieno di tensioni cyberpunk dalla cima di una delle torri più ganze di Milano.

Buongiorno Milano.Qui Carlo. 20 ore di trasmissione sono passate. Ne mancano 19.Come si dice in gergo: abbiamo scollinato.#milanotrasmettemilano #milanodigitalweek #TorreBranca

Pubblicato da Carlo Alberto Biasioli su venerdì 16 marzo 2018

 

Da lì, con l’unico caffè bevuto in più di un anno, inizio a riprendermi fino a quando non arriva il momento per me più importante di tutti, ovvero il dj set di Enrico Gabrielli dei Calibro 35.

Lo seguo appassionatissimo, come tutti i miliardi di concerti dei Calibro che ho già visto, fino a che Enrico non finisce il dj set e scopre di essere prigioniero della torre a causa, ancora una volta, del maltempo.

Io mi calo con una serie di domandone addosso a Enrico e, nonostante la mia goffaggine, ne esce una bellissima chiacchierata. Porterò con me per tutta la vita quella conversazione durata mezz’ora (e che a me è parsa durare un secondo). Dopo averlo caldamente salutato proseguo con la mia maratona micidiale e solo dopo molto mi rendo conto di non essermi fatto nemmeno una foto assieme, che fesso…

La maratona prosegue

Sono già arrivato al punto in cui Mentana sarebbe dovuto essere mio fan, ma non ricevendo notifiche o messaggini diretti dal giornalista, mi concentro sul mio lavoro.

Il resto della giornata prosegue e io divento sempre più zombie. Finalmente arriva il secondo momento per me più importante, il dj set di Carlo Pastore, personalità che ho mancato più di una volta in eventi a cui ho lavorato.

Questa volta lo bracco pre, durante e post evento senza tregua. Mi ci faccio pure un selfie bruttissimo che non pubblicherò. Nel dialogo con Carlo (ma che bel nome) la questione si sposta più sul tecnico. Io però inizio a sentire la pressione del cambio venue che si avvicina a grandi passi, quindi non riesco a concentrarmi più di tanto…

Il cambio venue

Il momento arriva, salutiamo i tecnici che rimarranno lì fino a che non saremo pronti nella nuova venue e ci dirigiamo in auto al Pirelli HangarBicocca. Nel mentre recupero Andrea, che secondo me è rimasto svenuto all’interno del Parco Sempione per circa 36 ore, anche se lui non lo vuole ammettere.

Una volta arrivati scopriamo che c’è una fila lunghissima per entrare. Davvero tantissime persone hanno risposto positivamente a questa iniziativa e fa piacere sapere che si fa parte di un’avventura simile.

Io non sto capendo più niente, sono sveglio da più di un giorno e per fare un post o una Story di Instagram ci metto dai 5 ai 10 minuti. Ogni cosa che faccio è rallentatissima, sembra quasi di essere drogato. Ho dei tempi di reazione da testuggine delle Galapagos.

Da quel che sembra le cose vanno bene, c’è molta gente, la venue è davvero affascinante (l’evento si è svolto fra I Sette Palazzi Celesti di Kiefer) e io riesco a stare in piedi sulle mie gambe.

A un certo punto tutto termina, non mi sembra vero, mi ero talmente abituato a quello status che ormai per me era diventato la normalità.

Mi rendo conto della mia enorme stanchezza, abbandono la venue e raggiungo Monza dove mi appoggio al letto alle 5 della mattina, esattamente 45 ore dopo averlo lasciato e mi addormento di botto.

Mi sveglio solo 12 ore dopo, felice e consapevole della missione che sono riuscito a portare a termine.

Milano Trasmette Milano è stato un evento durissimo da portare avanti ma anche la mia esperienza più bella di sempre.

Adesso rimango in attesa della prossima incredibile avventura che ti racconterò sempre qui, su Piadina Music!

Alla settimana prossima!

Grazie mille a:

Daniele Ricca, Letizia Malatesta, Stefano Annibale, Dino Lupelli e Alioscia Bisceglia di Elita, Massimo Fontana di  Feature Promotion Service (Torre Branca) e a tutti i fantastici tecnici di Radio Raheem! Siete tutti molto, fighi!