Phoenix – Una notte al Fabrique di Milano!

WAAA!!! Sono passati mille secoli dall’ultima volta che ho scritto qui su Piadina Music. Purtroppo, anche io sono cresciuto e adesso sono un ometto tutto pieno di impegni.

In questo articolo ti parlerò finalmente dell’incredibile esperienza che ho vissuto al concerto dei Phoenix al Fabrique di Milano!

La storia

A Natale 2018 Claudia decide di farmi uno dei regali più fighi della mia vita recente. Mi regala appunto i biglietti del concerto dei Phoenix al Fabrique di Milano il 20 marzo. Cosa che già a dicembre mi ha mandato in brodo di giuggiole (le prove le trovi qui), quindi immaginati come mi sono sentito il giorno stesso del concerto.

Mi sveglio alle 7.30, ricordo l’orario perché ho messo tre sveglie per non mancare assolutamente l’obiettivo. Ce la faccio, mi alzo e mi godo la colazione. Alle 8.30 sono al computer e sto lavorando come un mulo da soma dalla sala della casa dei genitori di Claudia a Monza.

Sono motivatissimo a raggiungere tutti i miei obiettivi perché ho intenzione di godermi al 100% la performance della serata.

Finisco alle 17.00, decido di non lavarmi, metto solo una maglietta e una felpa grezza. Che mi frega? Tanto salterò e suderò come se stessi giocando a basket per tutto l’evento.

L’arrivo

Ci dirigiamo al Fabrique per tempo e arriviamo alle 19.30, i cancelli devono ancora aprire quindi ci concediamo una cena “di lusso”.

Il baretto di fronte al Fabrique sta sparando a volumi da discoteca tutta la discografia dei Phoenix. Gli altoparlanti sono direzionati all’esterno, a beneficio di tutti i regaz che fanno la fila per entrare.

Entriamo dentro al baretto e scopriamo che ci sono altri altoparlanti che stanno sparando sempre i Phoenix. La cosa assurda è che il pezzo all’interno non è lo stesso che si ascolta fuori. Quindi immediatamente mi si crepa a metà il cervello. L’orecchio destro ascolta la musica dentro e l’orecchio sinistro ascolta la musica fuori. Tento di tenere il ritmo ma mi rendo conto che mi sto solo muovendo in maniera convulsa e Claudia si sta preoccupando, quindi mi arrendo.

Mangiamo un panino di plastica scaldato e una birra di plastica fredda, andiamo in bagno e poi decidiamo di andare a fare un po’ di fila per entrare.

L’entrata

Usciamo e scopriamo che la fila non c’è più. Power. Ci infiliamo dentro e ci rilassiamo un attimo all’interno della venue che è vuota completamente o quasi.

Siamo in terza fila, una figata incredibile.

Ero in attesa di un paio di persone che sarebbero dovute venire al concerto a loro volta, ma zero contatto. Non fa niente, noi teniamo le nostre posizioni, io sono troppo gasato per indietreggiare.

Finalmente dopo un’ora e un po’ le luci si abbassano ed entra il gruppo spalla.

Il gruppo spalla è in realtà Giorgio Poi. Io non ho niente contro Giorgio, anzi stimo tutti gli artisti che riescono ad avere successo, questo perché arrivare fino a un certo punto è davvero complicato e riuscirci vuol dire avere le palle. Rimane il fatto però che io quel genere di cantautorato non riesco a digerirlo troppo. Quindi passo tutto il tempo ad annoiarmi durante la performance e finisce che sbadiglio in faccia a Giorgio per ben quattro volte.

Mi gasano però i teenager che mi circondano perché conoscono tutte le canzoni di Poi e le cantano a squarcia gola. Questo mi fa un gran piacere per Giorgio perché vuol dire che è proprio sulla strada giusta.

Ok, per un attimo mi sfiora anche l’idea che magari sono troppo vecchio per stare lì in mezzo, ma la faccio volare via subito.

Finalmente i Phoenix

Giorgio finisce. Veloce cambio palco e poi BAM, escono i Phoenix. Io vado in brodo di giuggiole istantaneo, mi squaglio e mi risolidifico in una forma che non è più mia, sembro un ebete da giardino. Chiudo gli occhi e sto volando fra le stelle.

Mi agito tantissimo, i Phoenix mixano sapientemente pezzi evergreen con quelli nuovi di Ti Amo. Thomas Mars (il cantante) è davvero lanciatissimo. Se non ci credi, guarda qua sotto il mega videazzo che ho fatto!

 

Io sono vicinissimo, lui è vicinissimo, io lo guardo, lui non mi caga. Questo mi spinge a volergli dimostrare la mia esistenza. Devo dimostrargli che sono lì a pochi centimetri da lui e sono sudato, agitato, emozionato e soprattutto sono contento. LO DEVO TOCCARE!

Decido quindi di slanciarmi, mi allungo tantissimo, metto in maniera maleducata il gomito sulle spalle di chi mi è davanti, ma in guerra e ai concerti tutto è concesso. Mi allungo al punto che ormai perdo le scarpe, mi impegno tantissimo, a momenti mi si disloca la spalla, ma tristemente non riesco a raggiungerlo. Thomas torna sul palco. Io guardo sconvolto Claudia e i miei occhi raccontano il mio terribile fallimento. Lei sta ballando tantissimo e non si accorge.

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Qui una rappresentazione di me mentre cerco di toccare Thomas Mars. Ovviamente io sono quello a destra in mezzo al pubblico.

La svolta

Non fa niente, continuo ad agitarmi come un dugongo che si arena per caso sulla costa. Poi a un certo punto succede l’incredibile. La security sta passando il cavo cannon del microfono in mezzo alla folla alla mia destra. Mi giro ma all’inizio non capisco, mi concentro e dietro di me, verso la regia dei fonici vedo l’incredibile. Thomas è lì, in piedi sopra alla gente.

thomas-mars-phoenix

Ma che bomba è sta foto?

Mi agito tantissimo, è esattamente a metà fra me e la regia e se la sta godendo di brutto. Canta in piedi sulla gente. Una performance incredibile, la cosa bella è che anche lui si sta divertendo, si percepisce benissimo.

A un certo punto si stende e torna in direzione del palco facendo crowdsurfing. Viene diretto come un missile verso la mia faccia. Sono super in traiettoria e improvvisamente mi rendo conto: ho scordato di mettere le lenti a contatto e porto ancora gli occhiali! L’attimo di terrore viene cancellato dall’adrenalina, Thomas è a pochi centimetri da me e io vengo travolto da un sacco di gente che vuole trasportarlo, mantengo stoicamente la posizione e ci riesco.

TRASPORTO THOMAS VERSO IL PALCO.

L’ho sostenuto più volte e orgogliosamente. Ho fatto il mio lavoro, ma soprattutto ho involontariamente infilato un dito nel suo ombelico. Ero talmente euforico che quasi non me ne accorgo, chissà se lui invece se ne è reso conto? Ti immagini se sul bus dopo il concerto ha raccontato agli altri regaz che un cretino gli ha infilato il dito nell’ombelico? Dubito sia successo, sarà stato anche lui pieno di adrenalina.

La fine

Comunque niente, il dito nell’ombelico di Thomas è stato lo zenit del concerto. Finito tutto mi sono sentito un anziano e riconquistare l’uscita è stato un po’ come essere sulla spiaggia di Omaha durante lo sbarco in Normandia. Ero circondato da un sacco di cadaveri.

Usciamo sotto la pioggia battente felici per due ragioni molto sane:

  1. Il concerto è stato bellissimo;
  2. Conosco una scorciatoia per uscire in fretta dal parcheggio di fronte al Fabrique e non rimanere bloccato nel traffico.

Adesso concludo il mio pipponazzo con il brano con cui i Phoenix hanno terminato il loro concerto e che proprio quest’anno è diventato maggiorenne. Sto parlando di If I Ever Feel Better!

Nel messaggio di auguri del regalo di Natale, Claudia si augurava che i biglietti di questo concerto potessero ispirarmi a scrivere un altro dei miei begli articoli del blog. Io mi sono impegnato al massimo. Spero di avercela fatta.

Noi ci becchiamo la prossima settimana! Sarò puntuale!

Bella!!!