Eccomi finalmente qua a Barcellona al Primavera Sound 2018. Come ormai saprai questo è il mio festival musicale preferito da tanti anni. Quest’anno ho deciso di parlarne abbondantemente in ben tre articoli qui su Piadina Music in attesa proprio di questo esatto momento (La grande attesa, La mia line-up e La line-up ufficiale). Ovvero il momento in cui mi sarei ritrovato all’interno del Parc del Fòrum a godermi mille e più concerti spalmati su quasi una settimana intera.

Ieri (31 maggio) è stata la prima giornata che ho potuto passare interamente al Primavera Sound e oggi, con le palpebre pesanti come due grattacieli e il cervello felpato dal poco sonno, ti voglio raccontare un po’ come me la sono passata.

La storia del primo giorno di Primavera Sound 2018

Ok, dai, me la prendo comoda e inizio la storia dal giorno in cui sono partito.

Mi sveglio mercoledì 30. Apro gli occhi e sto guardando il soffitto bianco. Mi oriento e volto la testa verso il comodino. La mia sveglia bianca dell’IKEA ha un’espressione corrucciata, le braccia conserte e mi guarda storto senza fare niente per nasconderlo. Dato che mi sono appena svegliato ci metto un pochino per capire come ho fatto a farla arrabbiare così di prima mattina. Finalmente ci arrivo. L’avevo impuntata alle 7.00 e sono già le 9.00. È probabile quindi che sia arrabbiata perché ha suonato a vuoto per una buona mezz’ora.

Mi stupisco di quanto sono bravo ad ignorare suoni mentre dormo e rinuncio a dare delle spiegazioni alla mia sveglia. Non riuscirebbe mai a capire che mi sono svegliato tardi a causa della pesantissima giornata di lavoro avuta appunto il giorno precedente (andata e ritorno al quartier generale di Mediaset con tanto di riunione, vorrei vedere voi al mio posto…).

Biascico un attimino e mi rendo conto di avere una sete da paura e 10 litri di pipì nella vescica.

Mi alzo e sveglio Claudia che a sua volta se ne è sbattuta alla grande delle proteste della nostra sveglia.

Dopo essermi rinfrescato in bagno metto su il caffè e facciamo colazione. Devo ancora fare lo zaino, ok sono un esperto viaggiatore, ma sono sempre capace di dimenticarmi qualcosa di molto utile. Tipo gli occhiali da sole quando c’è molto sole fuori o l’ombrello quando il cielo è cupo.

Finisco il caffè e mi butto sul pc, devo fare qualche lavoretto prima di poter andare in aeroporto.

Sbrigo tutto per tempo, riesco anche a fare le due telefonate che avevo in agenda, sento che le cose si pongono per il meglio. Mi metto in piedi al centro del mio studio e metto le mani sui fianchi (tipica posa che assumo quando penso a cosa mettere nello zaino). La scelta è abbastanza semplice, è uno zaino che ho già fatto molte altre volte.

Costumi, varie magliette di band che conosco solo io, pantaloncini corti per dormire, pantaloncini corti per andare in giro, mutande e calzini a volontà, power bank, cavi e cavetti, carica batterie, passaporto, cuffie, pc e così via.

Imbusto tutto con la mia comprovata abilità di viaggiatore seriale. Una volta finito guardo i risultati della mia opera d’arte, il mio bagaglio.

 

30 maggio – L’arrivo a Barcellona

L’arrivo in aeroporto e il viaggio proseguono senza problemi. Atterriamo a Barcellona in orario, prendiamo il treno per andare in centro e ci parcheggiamo in un bar vicino a casa di Silvia (l’hai conosciuta in svariate occasioni, in particolare quando sono andato al Brooklyn Steel).

Attendiamo solo 15 minuti prima di vederla sopraggiungere dal suo ufficio. Ci abbracciamo tutti e tre e ci salutiamo con calore, non ci vediamo dal nostro ultimo viaggio a New York di novembre 2017.

Andiamo a casa, ci laviamo, chiacchieriamo tantissimo e decidiamo di recarci al Parc del Fòrum per prendere i braccialetti del Primavera Sound e goderci almeno la performance di Belle & Sebastian.

Al festival troviamo anche Piero, organizzatore di un bel festival romagnolo chiamato “A Cielo Aperto”. Ci salutiamo e decidiamo di goderci il concerto assieme. Il palco Primavera è già preso d’assalto ma riusciamo comunque a trovare una posizione onesta.

I Belle & Sebastian iniziano. Sono carichi e si sente bene, scaldano la folla in pochissimo tempo e pian piano la zona della collina si riempie tantissimo. A vederli c’è davvero una marea di gente, al punto che anche i nostri posti laterali e defilati diventano super appetibili. In poco tempo ci troviamo sommersi di persone che portano canottiere a righe e camicie hawaiane (io ne ho portate solo due, qui sei più originale se non le indossi…).

Ci godiamo la performance poi camminiamo assieme al marasma di gente in direzione della fermata del tram T4 che ci porterà abbastanza vicino a casa. Salutiamo Piero e lottiamo per la nostra sopravvivenza. Perdiamo il primo tram, ma riusciamo a prendere il secondo.

All’interno del tram è come essere in una scatola di sardine. Siamo tutti appiccicati e c’è puzza di olio.

Scendiamo alla fermata prima di Glories di cui non ricordo l’esatto nome (perché è impronunciabile). La discesa dal mezzo sembra quasi un parto. Usciamo a fatica, siamo ricoperti di placenta e piangiamo fortissimo…

Arriviamo a casa, doccia, risate, letto. Il giorno dopo si attacca la vera “lotta”.

 

31 maggio – Day one

Io e Claudia ci svegliamo in formissima. Siamo a casa da soli perché Silvia e la coinquilina sono al lavoro.

Facciamo colazione e mi metto al pc. Devo lavorare anche il primo giorno di festival, non c’è niente da fare, ci tengo troppo a fare le cose per bene.

Claudia esce per pranzare con Silvia, io rimango a casa concentrato sul lavoro e mi godo il venticello che entra dalla finestra della sala.

Speravo di recarmi al Primavera Sound per le 16 e invece arrivo assieme a Claudia solamente alle 18.00, giusto in tempo per vedermi Ezra Furman al palco Ray-Ban.

Ci dirigiamo subito al palco senza troppi fronzoli, c’è davvero poca gente, siamo arrivati in tempo. Io vado subito verso la ringhiera e mi piazzo sotto il palco, poi Claudia mi fa ragionare un pochino, se partiamo così alle 21 siamo già cotti, in fondo abbiamo una certa età. Mi faccio convincere e arretro fino alle gradinate dell’anfiteatro. Ci posizioniamo comodamente a fianco della regia dei fonici intanto che il parterre inizia a popolarsi.

Quando la platea è presente e calda, un po’ per l’attesa e un po’ per il tempo atmosferico, esce Ezra, carico come una molla e inizia la sua performance.

Mi carica subito e lo prendo come buon auspicio per quello che sarà il festival.

Durante la performance di Ezra ci raggiunge Silvia con una sua collega e Alicia, nostra carissima amica e nuovo acquisto dei The Clientele. La trovate anche in questo bellissimo video live a KEXP.

 

 

La sera

Finito Furman, che ci ha caricato positivamente, ci spostiamo ai palchi principali che quest’anno sono intitolati a Mango (il brand di vestiti, non il cantante) e a Seat. In particolare, sul palco Seat ci sono già le Warpaint. Non le conoscevo, ma si sono fatte amare immediatamente. Ci hanno regalato un live pieno di energia. Me lo sono goduto da lontano ma me lo sono goduto fino in fondo.

Immediatamente dopo la performance delle Warpaint, siamo posizionati perfettamente per goderci da vicino la performance dei War on Drugs. Metto i tappi per le orecchie perché sono davvero vicino all’impianto e i miei timpani hanno già sofferto troppo in tutti questi anni.

I War on Drugs arrivano sul palco acclamati dal loro pubblico carico. Il concerto inizia e mi accorgo che sento malissimo. Ok, i miei tappi hanno ancora i filtri per concerti pestoni al chiuso e non concerti all’aperto, ma non pensavo fossero così efficaci. Li rimuovo e continuo a sentire malissimo. Purtroppo, i volumi sono stati gestiti davvero male e me ne dispiaccio moltissimo.

Ci godiamo tutta la performance così com’è, ma non riesco a caricarmi come si deve e un po’ dell’energia di Ezra Furman e delle Warpaint scivola via.

Un po’ delusi io e Claudia ci separiamo da Alicia e Silvia per andare a sentire gli Uknown Mortal Orchestra in cerca di un po’ di passione.

Riattraversiamo tutto il Parc del Fòrum verso il palco Primavera e nel mentre tento in tutti i modi di contattare Piero per capire dove trovarci. In pratica stiamo seguendo gli stessi concerti ma non riusciamo mai a trovarci (che novità…).

Arriviamo al palco Primavera in tempi onesti e ci posizioniamo non troppo vicini. Siamo ancora in modalità risparmio energetico.

Entrano gli Uknown Mortal Orchestra, partono con del gas, il pubblico apprezza ma è ancora tutto molto sotto alla performance del giorno prima di Belle & Sebastien e delle performance di Ezra Furman e Warpaint.

Un po’ depressi ci dirigiamo verso la performance di Bjork. La sentiamo da lontano e la vediamo vestita con un costume che sembra quasi una vagina gigante (a detta di Silvia). Tutto questo ci basta per dirigerci verso le poltrone sacco nell’area firmata Idealista e metterci un po’ a sedere. In fondo sono già le 22.30 e siamo in piedi da un bel po’ di ore.

Finita Bjork partono Nick Cave & The Bad Seeds. Si accavallano con Fever Ray, performance che avrei davvero voluto vedere, ma non sapevo scegliere. Cave era la scelta più pigra.

Parte la performance, i primi due pezzi mi inturgidiscono immediatamente i capezzoli, hanno un tiro da paura!

Mi godo tutto il concerto che mi da un po’ di speranza, decido di saltare i Mount Kimbie e posizionarmi bene per godermi al 100% Nils Frahm che attendo con impazienza!

Silvia e Claudia mi accompagnano fino al palco Primavera, dove si esibirà Nils, ma mi abbandonano per andare a sentire i Chvrches. Ci sta, sono giovani e vogliono saltare.

La performance di Nils Frahm

Mi godo la solitudine pre-concerto e preparo la mia mente e le mie orecchie ad accogliere Nils. Il momento arriva. Frahm sale sul palco, ci saluta e noi lo acclamiamo con energia ed entusiasmo.

Il palco è pieno di tastiere, synth, pianoforti e tasti di vario genere.

Si accomoda, parte e già con la seconda nota mi sta facendo volare. Mi trasporta fortissimo senza nessun ritegno ma con tanto rispetto. Mi sbatte a destra e a sinistra con delicatezza con i suoi suoni distorti e le melodie piene di sentimento. Prima veloce e ripetuto poi con dei ricami lenti e irregolari.

Mi accorgo di avere la bocca aperta e di fissare l’artista con gli occhi da triglia, il mio cervello sta esplorando luoghi che il mio corpo non può raggiungere.

Poi accade una cosa stranissima. Io sono esattamente al centro della folla, equidistante dal palco e dalla regia dei fonici. Sono circondato da gente che ascolta ma nessuno mi tocca, c’è abbastanza spazio. Io chiudo la bocca e chiudo gli occhi e avviene la magia. Improvvisamente, senza aspettarmelo, mi sembra di essere da solo.

Mi sembra di essere esattamente lì dove sono, ma senza nessuno attorno. Percepisco Nils e la sua musica, percepisco la mia posizione ma non sento nessun’altro essere umano. Secondo il mio cervello potrei aprire le braccia completamente e iniziare a roteare muovendomi a caso e non rischierei mai di colpire nessuno. È una sensazione straordinaria che non avevo mai provato prima con la musica. Frahm è davvero un artista eccezionale.

Mi godo questa stranissima sensazione e poi apro gli occhi. Il mio cervello clamorosamente si stupisce di vedere un sacco di gente ballare (al punto quasi di rimanerci male).

Ballo anche io e ringrazio Nils per il concerto incredibile che sta mettendo su. Non c’è niente di sbagliato, è tutto al punto giusto e succede al momento giusto.

Sogno per tutto il resto della performance e mi auguro che possa non finire mai.

Purtroppo, invece finisce, Nils Frahm ha suonato davvero poco, una cosa tipo 50 minuti.

 

Four Tet e Ross From Friends

Finita la performance di Nils ritrovo Claudia e Silvia (Piero e Alicia e tutti gli altri sono dispersi da qualche parte).

Ci dirigiamo assieme al Ray-Ban dove ci sarà il dj set di Four Tet. Claudia e Silvia reggono fino alle 3.00 e poi si dirigono verso casa. Io decido di rimanere fino al concerto di Ross From Friends.

Four Tet fa il suo lavoro, ma dopo Nils Frahm ogni cosa non ha più gusto. Questo dj set mi serve per rilassarmi e ballare un pochino da seduto sulle gradinate del palco.

Finito Four Tet rimane solo Ross. Mi sposto al palco Pitchfork. Siamo in 3 o 4 (si accavalla con Carpenter Brut). Ne approfitto per andare al cesso. Non l’ho ancora scritto in questo articolo, ma non è la prima volta della giornata che lo faccio.

Dopo aver attaccato un adesivo di Piadina Music dentro al cesso chimico e aver espletato i miei bisogni, torno al palco. È ancora abbastanza vuoto e posso appoggiarmi senza problemi alle transenne antipanico.

Ross sale sul palco, saluta e parte. Mi prende alla sprovvista con una prima nota bassissima. I bassi dell’impianto sono davvero assurdi, al punto che mi fanno vibrare un sacco le narici e la trachea. Quasi non riesco a inspirare.

Indosso subito i tappi e mi guardo un po’ il concerto. Sono le 4 e mezza della mattina e io sono stanchissimo, ma sono circondato da gente presa bene che salta e balla come se fossero le 4 e mezza del pomeriggio.

Salto un po’ anche io, poi sulle 5 e mezza me la squaglio, giusto pochi minuti prima della fine della performance, così da evitare il marasma di persone che rientra.

 

Il rientro

Mi fiondo alla fermata del T4 subito fuori al Parc del Fòrum. Ovviamente il tram è appena passato e devo aspettare 15 minuti per quello successivo, così tutti i miei sforzi sono stati vani.

Il tram arriva e faccio il mio solito viaggio da sardina in mezzo ad altre sardine oliate.

Scendo alla fermata, mi godo la brezza fresca e cammino verso casa di Silvia. Trovo facilmente la strada. Il cielo si sta rischiarando.

Arrivo al portone del palazzo. Metto la chiave nella serratura e giro. Sono fortunato perché la indovino al primo tentativo. Vorrei salire al secondo piano usando le scale, ma sono distrutto. Chiamo umilmente l’ascensore anche se è tarda notte. Si vede che era sveglio perché arriva subito e non si lamenta. Mi solleva fino al piano che gli indico, scendo ed entro nell’appartamento.

Faccio una puntata veloce in bagno dove lavo i denti e mi metto il pigiama, poi mi dirigo in camera. Claudia sta dormendo pesantemente e il mio materasso gonfiabile è lì ad attendermi. Mi sdraio e guardo l’orario. Sono le 6.15 del mattino. Punto la sveglia alle 11.00 e mentre chiudo gli occhi sono consapevole che non riuscirò mai ad ascoltarla. Speriamo che lo smartphone non si offenda come la sveglia dell’IKEA.

Foto di copertina di ©Eric PÀmies