Son Lux in visita a Musica che non ti ho chiesto

Insomma è successo che ieri era una domenica in cui avevo un po’ di tempo, quindi mi sono messo lì, ho creato il mio blog e ho anche scritto il mio primo articolo (che trovate qui).

Devo dire che mi ha dato un bel po’ di adrenalina. Finalmente scrivevo in un posto dove tutti potevano leggermi (e insultarmi volendo) e questo mi ha spinto A SCRIVERE DI NUOVO.

Infatti oggi è lunedì 2 ottobre e voglio subito inaugurare la mia fantastica rubrica musicale che prima era solo su Facebook Messenger: Musica che non ti ho chiesto!

In questa puntata parlerò di un ganzo. Lui è Ryan Lott, originario della ridente cittadina di Denver nel Colorado e nel 2008 a New York (gli andava così) ha fondato il progetto Son Lux e ha esordito subito con l’album “At War with Walls and Mazes” per l’etichetta indipendente Anticon di… Los Angeles. A Ryan non piace molto stare in una città e basta.

La svolta

Nel 2014 si è sentito improvvisamente solo e così ha telefonato a Rafiq Bhatia (chitarra) e Ian Chang (batteria) e gli ha chiesto di unirsi al suo progetto solista, rendendolo un trio. Da quel momento, se possibile, hanno avuto un boost di attività facendo più di 300 concerti in tutto il mondo in soli 4 anni e sono stati insigniti del titolo di “the world’s most lethal band” (speriamo di no…) da NPR Music. Hanno suonato anche in Italia nel 2016, MA IO NON SONO RIUSCITO AD ANDARLI A SENTIRE!

La canzone che vi faccio ascoltare oggi è Lost It To Trying dall’album Lanterns del 2013, momento in cui, a mio avviso, Son Lux ha svoltato.

L’ultimo loro capolavoro si chiama Bones ed è stato composto nel lontano 2015. Hai sentito Ryan? 2015. È ora che butti fuori qualcosa di nuovo. Comunque Bones ve lo faccio scoprire in autonomia, come al solito.

E adesso, bando alle ciance. Cuffie in testa, volume a palla, occhi chiusi, chiappe strette, capezzoli turgidi e PLAY!

Av salut!