BENE! Bentornati su Musica che non ti ho chiesto! Oggi parliamo di un argomento che fa scalpitare molti haters e fa invece gioire molte persone, che come me, si prendono meno sul serio. Avete capito di cosa sto parlando? Sì! È proprio ST VINCENT e l’album di cui parlo è proprio MASSEDUCTION!

Va bene, va bene è uscito già da tre settimane, ma io invece di infamare gli artisti appena esce un lavoro nuovo, preferisco leggere le critiche e poi infamare quelle. Vi giuro che è molto più divertente così.

E INFATTI! Sono qui a dirvi che Masseduction secondo me è un disco FIGO, non figo di quelli che ti fanno cadere la mascella (tipo quello dei Phoenix di cui parlo qui), ma figo di quelli impomatati e confezionati per bene. I suoni sono fighi, i colori sono fighi, i videoclip delle canzoni sono fighi, insomma è un bel prodotto. Quindi smettetela di dire che questo disco è uscito in un momento in cui l’artista non era al top o che il disco prima era molto diverso e quindi molto meglio… E che pizza gente! Mamma mia.

Ve lo dico io cos’è successo. A St Vincent andava di comporre un disco così e l’ha fatto. E non solo, mentre lo componeva ha telefonato a Jack Antonoff e gli ha detto: “senti, bello di zia, non è che mi dai una lustrata a sti concetti qui?” e lui, che non è fesso, l’ha fatto. Se non avete già cliccato sul link prima, adesso vi spiego chi è Jack Antonoff. Il buon Jack è il produttore che SAPIENTEMENTE ha prodotto Melodrama, ultimo album di Lorde (che non sta andando malino) e che annovera (senti che bel termine, “annovera”… l’ultima volta l’ho sentito da mia nonna nel 2012), dicevo annovera fra le sue varie collaborazioni anche Taylor Swift e Pink. Quindi belli miei CI STA che Masseduction sia venuto fuori con questi suoni qui.

Fino ad oggi ho letto solo una recensione intelligente. Quella di Katherine St. Asaph apparsa su Pitchfork in cui (giustamente) sostiene che, dato che St. Vincent è considerata la David Bowie femminile, Masseduction può benissimo essere considerato il suo Let’s Dance della situazione. Ve lo ricordate Let’s Dance di Bowie? Ecco, era un lavoro che non si addiceva troppo a quello che aveva fatto il caro David fino a quel momento, ma funzionò e lo fece molto bene.


Momento Wikipedia

Bene, ora che mi sono sfogato contro tutti questi noiosi e boriosi haters, arriva il momento Wikipedia dei tristi. Chi è St. Vincent? St. Vincent, alias Anne Erin Clark è un’artista targata Tulsa 1982. Tulsa è una cittadina nel bel mezzo di Oklahoma, lo stato USA con la forma di un tegamino sul fuoco (o di una mannaia se avete appena visto un film horror).

Prima di questo ultimo album St. Vincent ha cicciato fuori 4 dischi e in particolare il penultimo, intitolato appunto St. Vincent, ha avuto un grandissimo successo e l’ha portata, fra le altre cose, a vincere un Grammy come Miglior Album Alternativo. Altra roba da sottolineare, Anne Clark era l’unica partecipante sotto i 30 anni e donna in quella categoria. Insomma, si è sparata un discreto numero, capite quindi perché sti boccaloni della critica sono così arrabbiati?

Ah, prima che me ne dimentichi. No, le chiappe sulla copertina dell’album non sono quelle di St. Vincent, ma quelle di una modella che era sul set. Il fotografo l’ha immortalata nel momento rivelatosi poi decisivo.

Bene, bando alle ciance. Oggi vi faccio ascoltare “Los Ageless”, pezzone liberamente ispirato alla città Los Angeles, dove vivrò io nella mia villa con piscina a forma di nota musicale quando sarò un grande produttore e discografico di successo.
Adesso quindi, cuffie in testa, volume a palla, occhi chiusi, chiappe strette (in copertina!), capezzoli turgidi e PLAY!

Non scordatevi di dare un occhio agli altri miei articoli, alle recensioni e di scrivermi e commentare questo formidabile pezzo!