Un lungo viaggio

L’estate sta finendo inesorabilmente. E come ogni anno dovrò riporre le mie camicie hawaiane nell’armadio e attendere il momento magico in cui potrò indossare i miei maglioni con le renne e con gli alberi di natale. (In uno ho anche un pinguino con gli occhiali da sole).

Comunque non è ancora quel momento. Per ora quindi concentriamoci sul buon Joe Sacco che è ancora ad Antibes città che sta tentando in tutti i modi di abbandonare ma che sembra tenerlo stretto a sé.

Quello che ti accingi a leggere oggi è il quarto capitolo di Un Lungo Viaggio, che poi è il titolo del romanzo che ho in mente. Qui sotto trovi una piccola tabella dei capitoli precedenti, metti che vuoi ripassare un pochino:

Un Lungo Viaggio
Capitolo 1
Capitolo 2
Capitolo 3

Comunque sappi che ho deciso di scrivere al Gruppo Albatros, che è un editore con un naso davvero sopraffino per i progetti emergenti, e gli ho proposto il libro che sto pensando.

Incredibilmente MI HANNO RISPOSTO. Esatto, ho avuto una risposta. Mi hanno detto di inviare il materiale già scritto, ma che comunque la valutazione definitiva sulla pubblicabilità o meno del manoscritto sarà fatta (ovviamente) al termine del romanzo.

Regaz. Già così è grasso che cola come una cascata. Io sono molto carico. Oggi pubblico il quarto capitolo e invierò il tutto agli editori del gruppo, tu tieni le dita incrociate per me, mi raccomando.

Bene, ora spazio al prossimo rocambolesco capitolo che mi è passato per la testa.

Buona lettura!


Capitolo 4

Fatica

“Porca miseria se pesa sto arnese! Dovrò buttare qualche spicciolo in benzina, altrimenti mi verrà un infarto” pensava Joe mentre spingeva sui pedali del Ciao bianco preso in prestito dal meccanico tamarro.

Antibes non gli voleva bene. O forse gliene voleva troppo? Se non gli avesse voluto bene molto probabilmente lo avrebbe spinto via da sé mandandolo il più lontano possibile. Invece sembrava che non lo lasciasse andare in nessun modo. Che fosse un messaggio implicito della città per dimostrargli il suo amore? In ogni caso era un metodo strambo per dimostrare il proprio amore.

“Quanto ci metterà quel meccanico a sistemare Peppone? E poi come si chiamava?! Non ricordo più l’insegna.”

 

Il Ciao cigolava lentamente su Route de Grasse e veniva sorpassato in velocità da un sacco di veicoli.

“Sembra che i francesi abbiano tutti fretta.”

Mentre era preso da questi vari pensieri che riempivano il vuoto pneumatico della sua scatola cranica, Joe vide poco più avanti a sé un distributore della Total.

Pedalando sempre con la stessa flemma, si immise nella corsia di entrata. Per protesta un paio di auto e un camion suonarono il clacson. Ovviamente Joe mostrò a tutti il dito medio senza nemmeno guardarli in faccia. Era troppo impegnato a tenere dritto il manubrio del Ciao con una mano sola.

Joe non voleva stare in quel distributore più del tempo necessario. Tutto in quella stazione di servizio gli ricordava la società da cui stava tentando di fuggire. Quel posto era frequentato da automobilisti arroganti e frustrati che non vedevano l’ora di sfogare il proprio disagio su qualcuno che non conoscevano e che probabilmente non avrebbero mai più incontrato.

Riluttante Joe estrasse la banconota da 5€ che era nel suo portafoglio (ora il bilancio era di soli 10€) e la inserì nella colonnina con il terminale del self-service. Selezionò la pompa e ritornò verso il suo provvisorio mezzo di locomozione. Prese la pistola della pompa e mise la benzina nel serbatoio del Ciao. I 5€ di carburante ci stavano di misura. Joe vedeva ogni goccia che cadeva nel serbatoio come un centesimo buttato via.

Chiuse fugacemente il serbatoio perché c’erano già automobilisti bramosi di prendere il suo posto e saltò in sella al Ciao. Gli automobilisti lo guardarono come un gruppo di gatti guarda un indifeso topolino. Al primo errore sarebbero tutti scattati sulla preda senza pietà.

“Ok, ora a noi due.” Pensò Joe, “non farmi fare la figura dello sfigato.”

Joe fece un piccolo salto verso l’alto, posizionò il piede sulla leva di accensione e mise tutta l’energia che aveva su quel punto mentre ricadeva verso il basso. Il Ciao fu scosso da una vibrazione che sembrava quasi di piacere e incredibilmente andò in moto al primo colpo.

Joe lo vide come un segno del destino. Alzò gli occhi verso la strada e aprì la manopola del gas al massimo.

Si era immaginato di partire a razzo, ma non sempre i desideri si avverano. Il Ciao borbottò un pochino e poi con la sua voce nasale partì senza troppe storie, ma anche senza troppe energie…

 

Essere sé stessi

Il vento in faccia fece bene a Joe che riprese un po’ di buon umore. Decise quindi che avrebbe dedicato quel pomeriggio a girovagare senza meta e senza pensieri. Il Ciao procedeva regolarmente sotto la guida di Joe che dovette riconoscere che girovagare per le strade di Antibes non era per niente sgradevole.

Il sella al suo ronzino di metallo Joe vide praticamente tutta la città e non mancò di disturbare qualche turista con la sua guida spericolata e impaziente.

Verso sera si diresse sul lungo mare. Durante i tramonti Joe diventava sempre sentimentale.

Seppure ad Antibes il sole non fosse esattamente sul mare, la cittadina si colorava di giallo e arancione e Joe fu inevitabilmente colpito. Appoggiò il Ciao al muretto che divideva la strada dalla spiaggia, cercò una scaletta per scendere e decise di sedersi sulla sabbia.

In quel momento Joe non era arrabbiato con il mondo e il suo viso perse quasi tutte le rughe di espressione che aveva accumulato in quegli anni di cinismo, fumo e dispiaceri. Si sdraiò a pancia in alto e si appoggiò sui gomiti. La sabbia era ancora molto calda.

Da quella posizione cominciò a scrutare tutto intorno a sé in cerca di qualcosa da osservare per passare il tempo.

Vedere le famiglie che raccoglievano i propri ombrelloni e se ne andavano non era una cosa che lo irritava. Gli ricordava anzi le tante estati passate al mare con i nonni.

Joe finì in un vortice di malinconia e ricordi e si accorse che il tempo era volato via. Il sole era già molto basso sull’orizzonte e in spiaggia era rimasto solo un gruppo di teenager che giocava ad ultimate freesbie con una discreta maestria. Joe incredibilmente fece un sorriso. Tanti anni fa anche lui adorava tutti quegli sport freestyle.

 

Piani

Rimase a guardare quei ragazzi per molto tempo e la luce del sole venne sostituita da quella dei lampioni della promenade poco sopra la spiaggia. La città che si era svuotata dei turisti bagnati e pieni di sabbia si riempi di nuovo degli stessi turisti vestiti però da sera. Joe non si era cambiato. In realtà non si cambiava da giorni ma poco gli importava.

I ragazzi smisero di giocare e lasciarono la spiaggia. Fu in quel momento in cui Joe si accorse che il suo stomaco brontolava. Guardò prontamente il suo Flik Flak che inespressivo gli riferì che erano le nove e mezza di sera.

“Bene! È giunta l’ora di scassare le scatole all’umanità e scroccare una cena!”

Era una questione di sopravvivenza. Proprio come nella savana. Ok, Joe era magro, ma non era etereo. Ogni tanto qualcosa nello stomaco andava messo e in questi mesi di vagabondaggio era diventato un mago nel mangiare senza pagare. Aveva sviluppato tecniche di ogni tipo e forse un giorno le avrebbe insegnate in internet facendo videocorsi a pagamento che di questi tempi vanno così di moda…

Comunque, per il momento l’obiettivo era quello di mangiare qualcosa il prima possibile.

Joe si alzò in piedi, indossò nuovamente le sue infradito e si scrollò la sabbia di dosso. Si diresse alla scaletta e risalì fino alla strada. Montò sul Ciao e andò verso il centro città.

Non dovette girare troppo per trovare il locale perfetto in cui fare il suo colpo culinario. Era un locale abbastanza raffinato e le persone sedute amabilmente ai tavolinetti esterni sorseggiavano vino bianco e mangiavano ostriche. Joe era sicuro di riuscire nel suo intento.

Appoggiò Milo (così aveva rinominato il motorino) al muro e si diresse convinto verso le sue vittime sacrificali.

Il cameriere che era appoggiato al muro vide un barbone dirigersi verso il suoi tavolini e capì che doveva intervenire. Odiava quei momenti perché era una persona molto empatica e sensibile e si era sempre commosso vedendo le persone senzatetto, però sapeva che doveva difendere il suo locale. Ne andava del suo lavoro e di una discreta sgridata da parte del suo capo. Non poteva lasciare avvicinare quel clochard ai suoi clienti.

Proprio mentre decise di agire video che il senzatetto si fermò di scatto e si voltò.

Joe tutto stizzito prese il telefono dalla sua tasca. Vibrava in maniera davvero impaziente e lui non riusciva a concentrarsi. Non riceveva telefonate da mesi, quindi non poteva che essere il meccanico che si stava occupando di Peppone.

Joe: “Pronto?”

Meccanico: “Ciao, senti è successo un grandissimo casino!”

Joe: “Non avrai mica danneggiato ulteriormente il mio van!”

Meccanico: “Ma quale van! Il tuo van sta benissimo l’ho già sistemato. Ma devi venire qui subito. È urgentissimo e ho bisogno che tu mi dia una mano. È una questione di vita o di morte.”

Joe: “Ok, prendo Milo e arrivo. Però voglio lo sconto.”

Meccanico: “Ok, ok, dai. Sbrigati è davvero importante.”

 

Joe mise giù il telefono senza salutare. In quell’istante una signora di mezza età si avvicinò a lui e gli bussò sulla spalla con un’espressione a metà fra lo schifato e il compassionevole.

Joe si voltò con la migliore delle sue espressioni da triglia che lo contraddistinguevano dal resto dell’umanità.

“Salve, scusi, ho visto che si stava avvicinando al nostro tavolo, così ho pensato che volesse chiedere qualcosina da mangiare” disse la signora un po’ sovrappeso “così volevo darle questo.”

La signora allungò una pagnotta a Joe. Forse era davvero venuto il momento di una doccia e di un cambio d’abito…

Joe prese la pagnotta, non ringraziò, si diresse verso Milo e ci saltò sopra.

Milo partì come suo solito senza lamentarsi ma senza troppa energia. Joe tentò nuovamente di impennare senza risultati. La strada fino al capannone del meccanico non era lunghissima. Sarebbe arrivato in una decina di minuti. La pancia brontolò e Joe si ficcò in bocca tutta la pagnotta.

CONTINUA NEL PROSSIMO CAPITOLO…


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